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	<title>film gennaio 2019 &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<title>film gennaio 2019 &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>La Douleur: la spasmodica attesa di Marguerite Duras</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2019 12:30:14 +0000</pubDate>
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<p>Fondazione Cineteca Italiana, a ridosso della <b>Giornata della Memoria</b> (27 Gennaio), propone presso <b>Cinema Spazio Oberdan</b> di Milano (dal 17 Gennaio al 3 Febbraio) l’ultimo capolavoro, candidato per la Francia ai prossimi Academy Awards, di <b>Emmanuel Finkiel</b>: <b>La Douleur</b>.</p>
<p>Vi è mai capitato di attendere con ansia qualcuno senza riuscire ad avere sue notizie? È ciò che è successo a <b>Marguerite Duras</b>, scrittrice e regista protagonista della Resistenza Francese, la quale per raccontare il suo dolore e le paturnie, scrisse nel 1944 un romanzo-diario autobiografico, pubblicato poi nel 1985.</p>
<p>È stata proprio questa autobiografia la musa ispiratrice per Finkiel, che facendo fede anche alla sua esperienza personale, di quando suo padre gli raccontava del pathos che provava nell’attendere il ritorno dei fratelli e dei genitori da Auschwitz, inizia a realizzare questo film, commuovendosi oggi come allora di fronte alla speranza.</p>
<h3>La Douleur, il racconto dove si ama chi se ne va e si maledice colui che ritorna</h3>
<p>In una Francia occupata dai Nazisti troviamo Marguerite (<b>Mélanie Thierry</b>), giovane e bella scrittrice di talento, impegnata sul fronte sociale della Resistenza insieme al marito Robert (<b>Emmanuel Bourdieu</b>). Un giorno, quest’ultimo viene deportato a Dachau e da lì si apre un calvario per Marguerite che la porterà ad intraprendere un percorso pericoloso, fatto di insidie e notevoli rischi per la sua vita, dove per parlare con il marito ha soltanto il ricordo.</p>
<p>Al fine di ottenere più informazioni possibili, instaura una <b>relazione</b> con un collaboratore del Governo di Vichy, tale Rabier, il quale però rappresenta una figura ambigua; non si comprende se la voglia davvero aiutare, essendo magari attratto da lei, o cerchi soltanto di rubarle delle informazioni sul movimento antinazista. Giorno dopo giorno l’angoscia di Marguerite aumenta senza sosta, e la paura di non rivedere mai più il marito la conduce a gettarsi nell’alcol.</p>
<p>Entrano in gioco a rendere ancor più complesse le cose, i momenti del film dove si piange e si gioisce contemporaneamente per coloro che sono sopravvissuti e per quelli di cui, purtroppo, non si ha nessuna notizia. Inizia così a prendere il sopravvento su Marguerite anche un enorme <b>senso di colpa</b> per il tradimento consumato con Dionys (<b>Benjamin Biolay</b>) che la conduce alla presa di coscienza di non amare più suo marito in carne ed ossa, ma soltanto la sua ombra.</p>
<h3>La Douleur: il cast e l’ambientazione</h3>
<p>A dar voce alla storia di Marguerite troviamo una micidiale Mélanie Thierry, che con eleganza porta in scena tutte le sfumature e sottigliezze di una <b>sofferenza lacerante interiore</b> che si va a fondere con il sentimento di un rimpianto difficile da descrivere, come fossimo in una tragedia euripidea. Con lei nel cast troviamo Benoit Magimel, Benjamin Biolay e Emmanuel Bourdieu. Lo scenario che rende possibile tale capolavoro è austero, cupo, una visione di Parigi tendente al surreale, dove la protagonista fa di tutto pur di seppellire quel sentimento di solitudine e angoscia.</p>
<h3>Douleur reale o immaginario?</h3>
<p>Lo scopo di Finkiel è suscitare nello spettatore un profondo senso di <b>riflessione</b> su ciò che è la vita. Un percorso spesso arduo che porta a far ragionare su temi che ci colpiscono quotidianamente ma che spesso cerchiamo di nascondere dietro una corazza, quali la mancanza di una persona o di un luogo. Non è facile dare un significato specifico al termine <i>douleur</i>, in quanto è un’incarnazione di vari sentimenti e, forse, tutto significa tranne che <i>dolore.</i></p>
<p>Per Emmanuel Finkiel è un tremendo disordine delle facoltà mentali, perché nessuno ci da la certezza che il dolore che proviamo quando non abbiamo qualcuno con noi sia reale. Marguerite, ad esempio, mai conferma di avere una relazione con Dionys già da prima dell’arresto del marito e, di conseguenza, come possiamo pensare che il suo dolore sia così grande? Potrebbe essere stata la sua mente ad aver interpretato la sofferenza in amore verso qualcuno che non c’è fisicamente e non si sa se mai tornerà. Douleur è un concetto, dunque, che ha portato il regista a mostrare spesso due Marguerite: mentre una agisce, una se ne sta ad osservare il modus operandi dell’altra, con la speranza di trarne vantaggio.</p>
<h3>L’attesa non è sempre portatrice di buone notizie</h3>
<p>Un altro elemento caro a Finkiel e alla Duras è l’<b>attesa</b>, il tempo che scorre come le lancette di un orologio. Scorre veloce, facendoci perdere la percezione di quanto celermente ruotino il mondo e i sentimenti, che fanno da sfondo nell’intera pellicola.</p>
<p>L’importanza di questo concetto esplode nel <b>finale</b>, insolito ma appropriato per una storia d’amore tale. Il regista opta infatti per una non chiosa: al momento di svelare allo spettatore come torni a casa Robert, Finkiel <b>spegne la telecamera</b>. Il motivo? Non uno, ma ben due.</p>
<p>In primis, nessuno mai potrebbe fingere nel raccontare la salvezza di un uomo in un campo di concentramento, e poi perchè Marguerite, a quel punto, avrebbe dovuto confessare il tradimento e prendere ancora una volta coscienza del fatto che non ami più Robert.</p>
<p>La Douleur è un film che invita a riflettere, su di sé e sui sentimenti provati (e spesso celati).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Agnese Pasquinelli</i></b></p>
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		<title>City of lies, gli omicidi di Tupac Shakur e Notorious B.I.G.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jan 2019 09:54:53 +0000</pubDate>
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<p>Dal libro-reportage candidato al Pulitzer “<b>LAbyrinth</b>” di <b>Randall Sullivan</b>, sotto la direzione di <b>Brad Furman,</b> regista di <b>Runner, Runner</b> e di <b>The Infiltrator</b>, arriva al cinema il 10 Gennaio <b>City of Lies &#8211; L’ora della verità</b>, incentrato sul mistero soggiacente agli <b>omicidi</b> di <b>Tupac Shakur</b> e <b>Notorious B.I.G. </b></p>
<p><b>Stati Uniti</b>, fine <strong>anni Novanta</strong>: dalla scena hip hop scompaiono a distanza di pochi mesi, e sotto misteriose circostanze, due dei <b>rapper</b> più influenti al mondo; si tratta di <b>Tupac Shakur </b>e <b>Notorious B.I.G</b>., uccisi a sangue freddo rispettivamente a <b>Las Vegas</b> e <b>Los Angeles</b>, all’età di ventisei anni.</p>
<p>Per quanto gli <b>omicidi</b> sembrino essere collegati, per nessuno dei due casi è stato scritto un finale, né trovato un <b>colpevole</b>. Dal mistero che avvolge la vicenda, la penna di Randall Sullivan prende vita, e così nasce “LAbyrinth”, libro candidato al Pulitzer. È Brad Furman a portare sul grande schermo l’adattamento del romanzo, con protagonisti <b>Johnny Depp</b> e <b>Forest Whitaker</b>, nel film <b>City of Lies &#8211; L’ora della verità</b>.</p>
<h3>La trama</h3>
<p>Russel Poole è un ex-detective di polizia che dedica anima e corpo al <b>caso irrisolto</b> degli omicidi di <b>Tupac Shakur </b>e<b> Notorius B.I.G</b>.; entrato ossessivamente in una spirale senza via d’uscita, immergendosi sempre più all’interno di un <b>crimine</b> che sembra <b>irrisolvibile</b>, arriva a giocarsi la carriera. Vent’anni dopo viene contattato da un reporter, Jack Jackson, già interessatosi al caso anni prima.</p>
<p>In cerca di <b>verità</b>, Jackson, contattando l’ex detective nel frattempo impegnato privatamente a perseverare le sue <b>indagini</b>, proverà a rovesciare tutte i pezzi dell’intricato puzzle, rimescolandoli e costruendo immagini nuove grazie all’aiuto di Poole. Il film si incentrerà dunque sulle <b>indagini</b> condotte, contro tutti e tutto, dai due protagonisti, mossi dal coraggio e dalla volontà di gettar luce su due dei casi di <b>omicidio</b> più clamorosi degli ultimi trent’anni.</p>
<p><b>City of Lies &#8211; L’ora della verità</b> aprirà le porte non solo al tentativo di risolvere due casi intricati e misteriosi, ma rovescerà equilibri, svelando <b>cospirazioni poliziesche</b>, tra momenti di <b>suspence</b> e <b>azione</b>. <b>Johnny Depp </b>(Paura e Delirio a Las Vegas, Blow, Pirati dei Caraibi) e <b>Forest Whitaker</b> (Ghost Dog, Panic Room, Arrival), protagonisti della pellicola, si destreggeranno tra cospirazioni, complotti e misteri, e vi attendono in sala, a partire dal <b>10 Gennaio</b>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Sara Pacella</i></b></p>
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		<title>Marco Giallini, lo spirito del tempo che non muta</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2019 15:45:30 +0000</pubDate>
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<p>Di tempo ne è passato dal suo debutto nel lontano 1995 con “L’anno prossimo vado a letto alle 10”, e sul suo curriculum conta oltre 41 film, 16 fiction, vari spettacoli teatrali e soprattutto tanta simpatia, immensurabile talento e professionalità. Marco Giallini è sì un attore, ma è egli stesso un personaggio. Le sue interpretazioni sono da dieci e lode, la sua espressione un po’ sorniona e al contempo penetrante buca lo schermo e genera nel pubblico divertimento e meraviglia.</p>
<p>Si può dire che Giallini rappresenti lo spirito del tempo che non muta, la gloria di Roma. Ogni cosa lo interessa ma non lo lega; è dunque un’anima libera e fiera, predisposta ai continui cambiamenti che la vita gli riserva. Anche nell’ultimo film che lo vede protagonista insieme a Gianmarco Tognazzi ed Alessandro Gassman, “<b>Non ci resta che il crimine</b>”, Giallini si conferma un grande sperimentatore con una smisurata voglia di comunicare.</p>
<p>Insieme a Gianmarco Tognazzi e Alessandro Gassman sembra davvero a suo agio nel tornare indietro nel tempo, fino ai mondiali di calcio del 1982. Si trova persino ad incontrare la banda della Magliana. Marco Giallini nell’action comedy dà il meglio di sé: l’incontro e la contaminazione di più generi risultano essere il suo modo preferito di fare cinema.</p>
<p>Il tempo per Giallini sembra essere davvero un prezioso alleato, e questo lo rende un attore molto formato e capace di dare sempre un ritmo e una dimensione di movimento, come un gatto sornione ma sempre pronto a scattare.</p>
<p><b>Caro Marco, se dovesse tornare indietro nel tempo, cosa farebbe due volte?</b></p>
<p>Sicuramente l’attore! Rifarei tanto di quello che ho fatto. Sono così contento del mio lavoro e di quello che faccio che a volte sono stato portato sul set anche se uscivo da un momento in cui fisicamente ero molto provato. Ma il cinema mi ha accolto e ridato vita.</p>
<p><b>Che rapporto ha con il tempo?</b></p>
<p>Il mio rapporto con il tempo si svolge tra ordine ed imprevisti. Anche se in realtà nella mia vita è tutto un imprevisto, e sono pronto a stupirmi ogni giorno, a meravigliarmi per tutte le cose che mi accadono. E poi l’ordine viene nel sonno, dove ogni cosa trova il suo posto. Ma il giorno dopo sono di nuovo pronto ad accogliere lo stupore e la meraviglia di ogni imprevisto e di ogni nuovo sviluppo.</p>
<p>Marco Giallini è sempre pronto a farsi fotografare e a diffondere con il suo modo di vivere e il suo sorriso coinvolgente quella leggerezza che migliora la vita sempre; ma al tempo stesso manifesta anche un lato profondo e riflessivo che spesso viene scambiato per distacco o diffidenza, sebbene in realtà sia solo un modo di aggiungere spessore a questo suo modo di essere un attore attento alle meraviglie.</p>
<p>Ringraziamo Marco Giallini per la grande disponibilità e professionalità!</p>
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		<title>Van Gogh &#8211; sulla soglia dell’eternità, il nuovo film di J. Schnabel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2019 09:16:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Van-Gogh-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Van Gogh" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Van-Gogh-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Van-Gogh-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Van-Gogh-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Van-Gogh-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Van Gogh - sulla soglia dell’eternità, l’ultimo film di Julian Schnabel distribuito da Lucky Red, sarà sul grande schermo dal prossimo 3 gennaio 2019</p>
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<h3>Van Gogh &#8211; sulla soglia dell’eternità: la trama e il cast</h3>
<p>Schnabel, cineasta e pittore, ventidue anni dopo Basquiat, riporta la grande arte al cinema con gli ultimi e tormentati anni di <b>Vincent Van Gogh</b>. Ad impersonare il pittore olandese morto suicida a soli 37 anni, il poliedrico <b>Willem Dafoe</b> (lo ricorderete nei panni di Goblin nella trilogia di Spider-Man di Sam Raimi e di un controverso Gesù ne “L’ultima tentazione di Cristo” di Scorsese).</p>
<p>La pellicola ripercorre il suo rapporto tempestoso con Gauguin (<b>Oscar Isaac</b>) e quello viscerale col fratello Theo (<b>Rupert Friend</b>) fino alla fine dei suoi giorni: un periodo tumultuoso e frenetico, ma produttivo e ricco di capolavori intramontabili che continuano ad affascinare il mondo intero ancora oggi. Non un semplice racconto biografico, bensì un film sulla creatività e l’intensità febbrile dell’arte di Van Gogh e sulla sua visione della realtà.</p>
<h3>Van Gogh &#8211; sulla soglia dell’eternità: premi e nomination</h3>
<p>Il genio maledetto di Vincent Van Gogh, raccontato attraverso gli occhi del regista e artista contemporaneo Schnabel, ha conquistato da subito il consenso della critica. Per <b>Van Gogh &#8211; sulla soglia dell’eternità </b>la scalata al successo sembra infatti appena cominciata: a Venezia 75, Dafoe vince la <b>Coppa Volpi</b> per la miglior interpretazione maschile, e con Schnabel si aggiudica il Premio Fondazione Mimmo Rotella 2018.</p>
<p>Il film ottiene anche il <b>Green Drop Award 2018</b> come la pellicola più ecologista tra quelle in concorso. Ma i premi per Van Gogh &#8211; sulla soglia dell’eternità potrebbero non essere finiti: il film è attualmente in concorso ai <b>Golden Globe 2019</b> con una candidatura per il miglior attore in un film drammatico a Willem Dafoe. Per scoprire se il film ce la farà ad aggiudicarsi l’ambito premio, non vi resta che fare il tifo e… accomodarvi al cinema!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Giulia Minonne</i></b></p>
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