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	<title>film Gauguin &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Il viaggio esotico di Gauguin al cinema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 09:50:02 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/viaggio-esotico-gauguin-al-cinema/">Il viaggio esotico di Gauguin al cinema</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Gauguin-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Gauguin" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Gauguin-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Gauguin-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Gauguin-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Gauguin-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p><b>La Grande Arte al Cinema</b> torna nelle sale con un nuovo capitolo alla scoperta della vita di <b>Paul Gauguin</b>. Dopo <b>Hokusai, Van Gogh, Bosch, Canaletto, Schnabel, Degas</b> e <b>Tintoretto</b>, il progetto, curato da <b>3D Produzioni</b> e <b>Nexo Digital</b> con il sostegno di <b>Intesa San Paolo</b>, fa da guida nel viaggio della vita di <b>Gauguin</b>, che con la sua partenza verso le civiltà primitive polinesiane ha condotto la Francia, e in seguito tutto il mondo, al <b>Modernismo</b>.</p>
<h3>Dietro al progetto</h3>
<p>Come afferma lo storico dell’arte e curatore <b>Marco Goldin</b>, co-autore del soggetto insieme allo sceneggiatore <b>Matteo Moneta</b>, ci sarebbe bisogno di molti altri film per raccontare i vari capitoli che hanno portato Gauguin ad essere l’artista conosciuto oggi. <b>Gauguin a Tahiti – Il paradiso perduto</b>, diretto da <b>Claudio Poli</b>, si focalizza su una parentesi, la più significativa della vita di Gauguin. Una parentesi raccontata a quattrocchi con la telecamera, come non è stato mai abituato a fare, l’attore e regista <b>Adriano Giannini</b>, che ha prestato la sua voce per la lettura di diari e lettere dell’artista.</p>
<p>Insieme alle testimonianze scritte, a leggere la vita di <b>Paul Gauguin</b> attraverso le sue opere saranno <b>Mary Morton</b>, curatrice alla <b>National Gallery of Art di Washington</b>, <b>Gloria Groom</b>, curatrice all’<b>Art Institute di Chicago</b>, <b>Judy Sund</b>, docente della <b>New York City University</b>, <b>Belinda Thomson</b>, massima esperta di Gauguin, <b>David Haziot</b>, autore della più aggiornata e accreditata biografia su Gauguin. Il tutto accompagnato dalle esclusive musiche composte dal pianista <b>Remo Anzovino</b>, uno dei massimi esponenti della <b>musica strumentale italiana</b> attuale, che ha saputo coniugare con il gusto esotico del docu-film.</p>
<h3>Le origini del viaggio</h3>
<p>Fiero delle sue origini peruviane, <b>Paul</b> <b>Gauguin</b>, nonostante sia nato a Parigi il 7 giugno 1848, trascorre la sua giovinezza in lungo e in largo. Saranno preludio della sua <b>ricerca di fuga</b> le esperienze sul mercantile Luzitano e la marina francese. Gli studi in diritto ed economia a Parigi, e l’aiuto di uno zio, lo condurranno al lavoro di agente di borsa presso una banca che gli concesse una vita molto benestante. Una grande casa e una quotidianità trascorsa con la moglie danese <b>Mette Sophie Gad</b> e i cinque figli sembrano però non bastare a Gauguin.</p>
<p>Alla ricerca di distrazioni si avvicina ai <b>Cafè parigini</b> frequentati da artisti come <b>Camille Pissarro</b>, il primo a credere nel suo talento pittorico. La voglia di fuggire dall’attaccamento al denaro e dalla società conformista parigina lo portano a lasciare il posto di lavoro e la città. Sulla semplice e primitiva <b>costa bretone</b> trova ispirazione tra le donne dai costumi locali e i loro riti religiosi. Inizia il distacco dalle piccole campiture dal sapore impressionista, avvicinandosi alle grandi macchie di colore saturo come il <b>giallo</b>, che diventerà suo colore prediletto.</p>
<h3>Il paradiso perduto</h3>
<p>Lo stesso giallo, misto al blu, definirà la pelle delle <b>donne tahitiane</b> che troverà nei villaggi ancora non contaminati dalla colonizzazione francese. Immerso nella natura lussureggiante, circondato dai colori più puri e accesi, si avvicinerà sempre di più allo studio che caratterizza i suoi quadri. Il rapporto dell’uomo, o meglio della donna, suo caro soggetto, con la natura e la religione.</p>
<p>La condizione paradisiaca in cui vengono colte queste donne polinesiane, <b>simbolo della vita</b>, rappresentano per lui le sacerdotesse di una religione naturale che l’uomo occidentale ha dimenticato. Ma quest’uomo resta il suo spettatore, è lui che Gauguin cerca disperatamente di conquistare, e ce la farà, quando diventerà mito ancor prima di morire. Quell’artista che spedisce a Parigi opere dall’Oceania, e che ha trasformato l’uomo del naturalismo nell’uomo moderno dell’inconscio. L’uomo che si chiede: chi è? Da dove viene? E dove va?</p>
<p><b>Ulteriori informazioni:</b></p>
<p>Al cinema il 25, 26, 27 Marzo 2019</p>
<p>A seguire il link dell’elenco delle sale italiane</p>
<p><a href="http://www.nexodigital.it/gauguin-a-tahiti-il-paradiso-perduto/">http://www.nexodigital.it/gauguin-a-tahiti-il-paradiso-perduto/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Pamela Romano</i></b></p>
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