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	<title>Eduardo Scarpetta &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>&#8220;Qui rido io&#8221; di Mario Martone al Festival del Cinema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 10:48:44 +0000</pubDate>
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<p><strong>Mario Martone racconta la storia di Eduardo Scarpetta e del teatro napoletano</strong></p>



<p>Secondo regista napoletano in concorso in questa edizione del <strong>Festival del Cinema</strong> dopo il collega Paolo Sorrentino, che il secondo giorno di Mostra ha presentato il suo “È stata la mano di Dio” riscuotendo grande successo di pubblico e di critica. <strong>Mario Martone</strong> prosegue dunque con il <strong>racconto di Napoli</strong> iniziato da Sorrentino tornando ancora più indietro nel tempo. </p>



<p>Siamo infatti nei primi anni del Novecento, e quella che viene mostrata è una città dall’intenso fervore culturale. Martone è al quinto film di fila presentato a Venezia, a undici anni da “Noi credevamo” e dopo il successo dello scorso anno con “Il sindaco del rione Sanità”, torna con la storia del grande <strong>Eduardo Scarpetta</strong>, del suo teatro e della sua famiglia. </p>



<p><strong>La trama&nbsp;</strong></p>



<p>Non poteva che essere <strong>Toni Servillo</strong> a interpretare il grande attore comico. Con lui nel cast anche <strong>Maria Nazionale</strong>, <strong>Cristiana Dell’Anna</strong> e <strong>Eduardo Scarpetta</strong>, discendente dello Scarpetta raccontato nel film. Martone segue una parte della vita dell’attore.</p>



<p>Sceglie di raccontare uno Scarpetta già avviato, noto e acclamato dal pubblico; sceglie di raccontare la sua complessa vita familiare e un episodio in particolare che lo lega a <strong>Gabriele D’Annunzio</strong>. Scarpetta decide infatti di parodiare un’opera di D’Annunzio, La figlia di Iorio.</p>



<p>Nonostante il poeta e Vate avesse ricevuto la notizia in anteprima e sembrasse appoggiare il progetto, al momento della messa in scena lo spettacolo dell’attore napoletano viene fischiato e D’Annunzio procede con la denuncia per plagio. Inizia così una fase decadente per Eduardo Scarpetta, che si vede superato da giovani astri nascenti e dal nuovo modo di fare spettacolo, il cinematografo. Martone introduce anche i personaggi di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, figli illegittimi di Scarpetta. </p>



<p><strong>Perché andare a vederlo&nbsp;</strong></p>



<p>Il film del regista napoletano è ben costruito. Nonostante la difficoltà nel mostrare davanti alla macchina da presa il complesso mondo del teatro, Martone riesce a non rendere le scene sul palco pesanti o eccessivamente statiche. Si serve del collega e amico Servillo in modo intelligente, creando un personaggio a cui è facile affezionarsi e di cui è facile avere stima. Le musiche e le scenografie aiutano lo spettatore a immergersi nella <strong>Napoli della Belle Epoque</strong>, conquistandolo. “<strong>Qui rido io</strong>” esce nelle sale a partire dal 9 settembre, da non perdere.&nbsp;</p>



<p><strong><em>di Ludovica Ungari</em></strong></p>
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