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	<title>biografia &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Prigionieri di un prefabbricato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 10:38:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e sessuologia]]></category>
		<category><![CDATA[biografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="300" height="106" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/11/visore-2-prefabbricato-300x106-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>Falsità e autenticità: una contrapposizione insanabile?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="106" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/11/visore-2-prefabbricato-300x106-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>Ai sopravvissuti alle grandi <strong>catastrofi naturali </strong>è sovente assegnata una nuova <strong>casa</strong>. Casa provvisoria, si intende, nell’attesa che la vecchia e vera casa sia restaurata e con essa ripristinati<strong> ricordi</strong>,<strong> sentimenti</strong>, <strong>passioni </strong>senza la quali non si può vivere a lungo. Ma i tempi sovente superano le iniziali e ottimistiche previsioni; così le case provvisorie si vestono di gerani rossi alle finestre, si allargano in verande con tavoli coperti di tovaglie a quadretti per cenare all’aperto e all’interno si portano quadri, fotografie e oggetti che rappresentano memorie del passato. Guardandole sembrano vere case. Anche ci le abita finisce per crederlo; dimentica che esse aldilà dell<strong>’apparenza </strong>sono prive di fondamenta, edificate in fretta su blocchi di <strong>cemento</strong> che non affondano nel terreno esse espongono i loro abitanti a rischi uguali e forse superiori a quelli incontrati nel disastro che lì li ha costretti a rifugiarsi.<br />
Usciamo dalla metafora per un momento. Ogni vita incontra le sue<strong> catastrofi</strong>, momenti tragici in cui tutto sembra essere perduto e in cui è necessario ricostruirsi in fretta. Compaiono così “<strong>amori di fortuna</strong>”, “<strong>occupazioni traballanti</strong>”, “<strong>famiglie di supplenza</strong>”. Chi potrà biasimare o liquidare con il termine &#8220;<strong>difensivo</strong>”, frequente in psicologia, tali scelte. In qualche misura tutto è difensivo e per fortuna disponiamo di qualche difesa. Dove si colloca dunque il problema? Tornando alla metafora della casa direi nelle tovaglie e nei fiori. E traducendo direi nell’affezionarsi troppo a un’immagine di sé che non corrisponde al vero, non fondata in una storia personale, dimentica delle proprie scelte precedenti, ostinatamente legata all’idea che tutto è<strong> reversibile </strong>e <strong>rifondabile</strong>. In questi casi un nuovo<strong> trauma </strong>avrà sul soggetto le stesse conseguenze di un uragano che si abbatte su un prefabbricato. Sarà invece necessario impegnarsi nella messa in sicurezza della propria vera casa; scoprirne i punti di debolezza, accettare l’inestetismo dei contrafforti, vigilare sulla comparsa di nuove crepe, e infine nemmeno disprezzare la casa provvisoria che tenuta un po’ spoglia a <strong>disadorna</strong> ci ha comunque protetto e permesso di tornare alla nostra<strong> verità</strong>. Concediamoci dunque nei momenti di grande difficoltà di addolcire e romanzare un po’ la nostra <strong>biografia</strong>, anche questi abbellimenti di fatto ci appartengono e esprimono i nostri ideali, ma non indugiamo troppo e prima di essere costretti a farlo mettiamo mano al restauro di noi stessi.</p>
<p><em><strong>Marco Farina<br />
</strong></em></p>
<p><em>Psicoterapeuta </em></p>
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