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	<title>artisti italiani &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Maurizio Cattelan, una vita per l’arte: dagli esordi al successo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Mar 2022 10:00:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>A tu per tu con Maurizio Cattelan, che in questa intervista ci fa scoprire qualcosa in più sulla sua vita e sulla sua poliedrica carriera</p>
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<p>Classe 1960, <strong>Maurizio Cattelan</strong> si forma senza frequentare nessuna accademia d’arte, bensì da autodidatta. Intraprende la sua carriera artistica a partire dagli anni Ottanta nella città di Forlì, per poi spostarsi a Milano dove acquisisce sempre più successo. Oggi è artista, giornalista, gallerista, curatore.</p>



<p><strong>Sei famoso per essere un artista con una formazione da autodidatta. Credi che sia questo l’ingrediente segreto del tuo genio creativo? Pensi che studiando la tua espressività sarebbe stata in qualche modo indottrinata, modificata?</strong></p>



<p>Non credo esistano ingredienti segreti per essere creativi, ma neanche formule preconfezionate che si possono imparare a scuola, o in accademia. È come un gioco da tavolo accompagnato da un manuale di regole complicatissime: tutti sappiamo che è molto più facile capirci qualcosa iniziando a giocare, piuttosto che perdere tutta la serata a imparare le istruzioni a memoria. Imparare come si fanno e non si fanno le cose, apprendere le regole del gioco, può essere utile solo nel caso in cui tu abbia interiorizzato anche la libertà di sovvertirle.</p>



<p><strong>Il successo inizia quando, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, esponi “Stadium 1991”. Cosa rappresenta oggi per te quell’opera?</strong></p>



<p>È stata un’opera in più atti. In quel periodo non mi ero ancora trasferito a Milano, stavo a Forlì e gravitavo intorno a Bologna. Avere una squadra di calcio è, oggi come allora, uno status symbol, non solo in Italia. Quelli erano gli anni di Gullit e di Berlusconi, ma anche delle navi di migranti che cercavano un futuro migliore in Italia, e della Lega Nord. Tutto questo sfociò prima in una squadra di calcio composta da giocatori migranti, da quello che oggi chiameremmo Global South. La squadra si chiamava A.C. Forniture Sud, sponsorizzata da una fantomatica ditta <em>Rauss.</em> Andai a promuovere la squadra con uno stand abusivo ad ArteFiera quell’anno: ogni mattina sistemavo il tavolo, la sedia e, per sembrare più professionale, un telefono, e mostravo il pieghevole pop-up con la foto della squadra e lo stemma. Credo che Barilli mi abbia visto in quell’occasione e abbia deciso di invitarmi alla mostra Anni Novanta alla GAM di Bologna. Avrei voluto far giocare la squadra, ma nel museo non c’era lo spazio per improvvisare un campo da calcio, così ho pensato di declinare la stessa squadra su un biliardino fatto ad hoc, per undici giocatori. Incredibilmente ho trovato un produttore, Garlando, disposto a fare una modifica al loro prodotto, a patto di fare prima un test in azienda coi suoi dipendenti. È stata credo la cosa più vicina a una performance che io abbia mai fatto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-1.jpg" alt="" class="wp-image-88794" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Qual è l’opera di cui vai più fiero, che più parla di te come artista?</strong><strong><br></strong>Non ho mai dubbi su come rispondere a questa domanda, è <em>Torno subito</em>. La sto valutando anche come epitaffio, anche se penso che quella davvero insuperabile sia <em>Non escludo il ritorno</em>.</p>



<p><strong>Artista, giornalista, gallerista, curatore…in quale ruolo senti di esprimerti completamente?</strong><strong><br></strong>Ci sono dei giorni in cui ti alzi e senti che stai bene con te stesso. In quei giorni puoi vestire tutti gli abiti che vuoi, ti senti invincibile in qualsiasi ruolo, e ti sembra che tutto funzioni nel modo migliore. Ce ne sono altri, più o meno storti, in cui nessun abito veste bene. Quasi non vorresti avere un guardaroba, per stare nella metafora. Non credo che sia tanto importante il ruolo in fin dei conti, ma cosa dici e come quando ti esprimi.</p>



<p><strong>Sei famoso per essere un artista irriverente. Questo tuo lato ti ha mai fatto sentire fuori dal coro nel panorama artistico?</strong></p>



<p>No, anzi. È stato quello che mi ha permesso di entrare nell’arena. Per me irriverenza e timidezza sono state due facce della stessa medaglia: una è lo scudo dell’altra. L’irriverenza è stato uno stratagemma, il lasciapassare per riuscire a farmi accettare dal panorama artistico, per dirla con le tue parole. Il problema è venuto dopo, quando tutti hanno iniziato ad aspettarsi quel personaggio e io ho lasciato che me lo cucissero addosso. C’è stato un momento in cui forse avrei dovuto oppormi, combattere quell’etichetta appiccicosa, ma quando ne sono stato consapevole era troppo tardi. Penso che, col tempo, ogni lavoro avrà modo di ridefinirsi, di compiersi lontano da me. In quel momento ogni opera sarà compresa per quello che era davvero, lontano dalla mia ombra.</p>



<p><strong>Ti sei mai sentito minacciato dalle critiche?</strong></p>



<p>No. Penso che qualsiasi critica autorevole sia utile, e non possa essere mai minacciosa. Se sei sicuro di quello che fai, e se il contenuto che produci è vero, rilevante, urgente anche, non c’è critica che possa minacciarti. Non parlo di presunzione. Parto sempre dal presupposto che sia impossibile accontentare tutti, e non credo sia nemmeno desiderabile quando si tratta di arte. La coralità mi aiuta a capire meglio quello che ho fatto, mi fa comprendere sfumature che io stesso non avevo così chiare fino al momento prima. È un momento di crescita, mai di paura.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-2.jpg" alt="" class="wp-image-88795" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-2.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-2-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-2-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-2-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong><em>Breath Ghosts Blind</em></strong><strong> è una mostra che vuole riflettere sui paradossi della società.&nbsp; Quali sono i messaggi che vuoi trasmettere al pubblico?</strong></p>



<p>Se fossi un&#8217;azienda, o un’ideologia, di sicuro trasmetterei messaggi chiari, inequivocabili. Ma l’arte per natura è ambigua: non promuove un prodotto, e non fa propaganda. È un mezzo per uscire da una visione univoca: ogni cosa può essere detta almeno in due modi, quello che si intende davvero, e quello, molto più interessante, e a volte comico, che ci ricorda come il mondo sia molto più complicato e contraddittorio.</p>



<p><strong>La situazione pandemica degli ultimi due anni ha inciso sulla tua creatività? </strong><strong><br></strong>Ha cambiato il mondo, e tutti noi.<strong> </strong>Per quanto riguarda il mio lavoro, ha aperto delle opportunità e ne ha chiuse delle altre. Ha spinto sull’acceleratore della smaterializzazione, su cui le nostre società stavano già appoggiando il piede da qualche tempo. Ho trovato interessante la sincronicità con cui questo è avvenuto, come se non fosse successo per una serie di eventi casuali, come invece è stato.</p>



<p><strong>Come sei riuscito a gestire i tuoi progetti in quel periodo?</strong></p>



<p>Esattamente come prima, in realtà. Ho semplicemente cambiato piattaforma, passando da skype a zoom. Per il resto le mie giornate non sono cambiate molto: ho sempre lavorato a distanza, prima al telefono e poi dal computer. Però un’esperienza <em>very 2020</em> l’ho fatta: per Toiletpaper magazine, con Pierpaolo Ferrari, abbiamo scattato per il numero di Vanity Fair i talent degli Oscar senza che né noi né loro potessimo muoverci da casa. Abbiamo fatto una lunga preparazione degli scatti e poi li abbiamo coordinati da online, con troupe sul posto che eseguivano quello che dicevamo dall’altro capo del mondo, come un’operazione chirurgica fatta con le macchine. Non posso dire che sia stato identico a come avremmo lavorato in studio, ma è stato un esperimento interessante e senza precedenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-3.jpg" alt="" class="wp-image-88796" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-3.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-3-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-3-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Maurizio-Cattelan-intervista-3-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Dove ti vedi artisticamente in un futuro prossimo?</strong></p>



<p>Nel buco nero in cui scienza e arte finalmente si incontreranno.</p>



<p>Un ringraziamento speciale a Maurizio Cattelan per la disponibilità, augurandogli il meglio per la sua vita e i suoi progetti futuri.</p>
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		<title>De Chirico a Palazzo Reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 15:42:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte e Design]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="80" height="80" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/De-Chirico-3.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="De Chirico" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>Dal 25 settembre 2019 al 19 gennaio 2020 è possibile ammirare negli eleganti spazi di Palazzo Reale la splendida mostra di De Chirico</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/arte-e-design/de-chirico-palazzo-reale/">De Chirico a Palazzo Reale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="80" height="80" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/De-Chirico-3.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="De Chirico" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><h3>Palazzo Reale omaggia De Chirico</h3>
<p>Dal 25 settembre 2019 al 19 gennaio 2020 è possibile ammirare negli eleganti spazi di <b>Palazzo Reale</b> la splendida mostra di <b>De Chirico</b>, che corona le celebrazioni internazionali dedicate a uno dei più geniali e controversi protagonisti dell’arte del Ventesimo Secolo. Le sale di Palazzo Reale a Milano, a distanza di quasi cinquant’anni dalla personale del 1970, tornano a ospitare l’opera di De Chirico in una straordinaria retrospettiva curata da <b>Luca Massimo Barbero</b>, promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, da Palazzo Reale, da Marsilio e da Electa, in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico.<br />
Le opere in mostra sono provenienti dai più prestigiosi musei internazionali, tra i quali la <b>Tate </b><b>Modern</b> di Londra, il <b>Metropolitan Museum</b> di New York, il <b>Centre Pompidou</b> e il <b>Musée d’Art </b><b>Moderne </b>de la Ville di Parigi, la <b>Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea</b> (GNAM) di Roma, la <b>Peggy Guggenheim Collection</b> di Venezia, <b>The Menil Collection di Houston</b> e il <b>MAC USP</b> di San Paolo in Brasile. Numerose sono anche le istituzioni milanesi: il <b>Museo del Novecento</b>, la <b>Casa Museo</b> <b>Boschi di Stefano</b>, la <b>Pinacoteca di Brera</b> e <b>Villa Necchi Campiglio</b>.<br />
L’esposizione offre la chiave d’accesso a una pittura ermetica, che affonda le sue radici nella Grecia dell’infanzia, matura nella Parigi delle avanguardie, dà vita alla Metafisica che strega i surrealisti e conquista Andy Warhol e, infine, getta scompiglio con le sue irriverenti quanto ironiche rivisitazioni del Barocco. Sono circa 100 i capolavori esposti a Palazzo Reale, e attraverso un unico percorso espositivo ricostruiscono l’irripetibile carriera il grande fascino delle opere del “<b>Pictor Optimus”</b>.</p>
<h3>Il  <i>fantasmico</i> mondo di de Chirico</h3>
<p>La mostra in omaggio a Giorgio De Chirico illustrerà le tappe fondamentali che hanno contraddistinto la sua evoluzione pittorica e l’influenza che hanno avuto diverse culture nella sua vita. Quella tedesca, che gli ha permesso di appassionarsi alla filosofia; quella francese di conoscere i grandi poeti, e quella italiana che lo ha ispirato nell&#8217;elaborazione della teoria riguardante la pittura metafisica. L’esposizione ripercorre tutte le tappe della sua spettacolare storia tramite <b>otto sale tematiche</b> in cui il visitatore potrà, usando le parole dell&#8217;artista, “superare i limiti dell’umano” ed evadere dalla realtà. Un percorso espositivo fatto di <b>accostamenti inediti</b> e confronti irripetibili che svelano il “<i>fantasmico mondo”</i> di una delle più complesse figure artistiche del XX secolo.</p>
<h3>Il viaggio nella complessità dell’opera</h3>
<h3>SALA 1 &#8211; La mitologia familiare</h3>
<p>Il viaggio ha inizio nella Grecia dell’infanzia, dal Centauro morente del 1909, un dipinto nel quale è ancora ravvisabile l’apprendistato accademico e che al contempo svela <b>l’importanza della famiglia </b>nella costruzione dell’iconografia dechirichiana, aspetto messo in evidenza anche dagli splendidi <b>ritratti della madre</b>. In questa sala fa anche la sua comparsa il tema della piazza d’Italia, che avrà ampio sviluppo negli anni ferraresi.</p>
<h3>SALA 2 &#8211; La Metafisica</h3>
<p>È la <b>prima rivoluzione pittorica</b> messa a punto da De Chirico, che trasforma i dipinti in veri enigmi. La monumentale Arianna del 1913 – straordinario prestito del MET di New York – assomma tutti i caratteri della Metafisica, approcciati dall’artista fin dagli anni parigini e sviluppati a partire dal 1914 a Ferrara, dove nasceranno grandi capolavori, tra cui L’inquiétude de l’amie ou L’astronome (1915), conservato alla The Menil Collection di Houston.</p>
<h3>SALA 3 &#8211; Il quadro nel quadro</h3>
<p>La terza sala è dedicata al quadro nel quadro, alla scatola nella scatola, ovvero ai <b>giochi di prospettiva</b> che fanno di De Chirico l’acclamato antesignano del Surrealismo. Se da un lato Le printemps de l’ingénieur (1914, Milano, Pinacoteca di Brera) e Interno metafisico (con faro) del 1918 (Torino, Castello di Rivoli) riportano il visitatore in un universo familiare, dall’altro Malinconia ermetica (1918-19, Parigi, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris) segna la fine del suo soggiorno ferrarese con un insieme di scatole e di oggetti dall’equilibrio instabile, che ancora una volta diventano metafora di uno stato d’animo incerto.</p>
<h3>SALA 4 &#8211; Il Pictor Optimus</h3>
<p>La quarta sala è un <b>puro omaggio alla pittura dechirichiana</b>, con temi pressoché iconici come l’autoritratto, la natura morta e il mito. De Chirico ritrae se stesso con una versatilità e una irriverenza senza precedenti, fino alla trasfigurazione nei panni di Ulisse (1921-22, collezione privata).</p>
<h3>SALA 5 &#8211; Il manichino</h3>
<p>Tema principe della poetica dechirichiana, il <b>manichino</b> è presentato in questa sala secondo differenti declinazioni: è fantoccio metafisico ne Il figliol prodigo (1922, Milano, Museo del Novecento), mentre assume le fattezze di Ettore quando stringe tra le braccia Andromaca (Ettore e Andromaca, 1924, Roma, Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea); è un essere pensante quando veste i panni dell’archeologo o del filosofo alla metà degli anni Venti.</p>
<h3>SALA 6 &#8211; La stanza</h3>
<p>La sesta sala, di più ridotte dimensioni, si concentra sul<b> tema degli interni</b>: stanze dai pavimenti che fuggono in prospettiva, templi divenuti giocattoli, grandi nudi sovradimensionati e trasfigurati, insieme a pinete che crescono nella camera stessa dell’artista come in Ma chambre dans le midi (1927-28, collezione privata), che tocca altissimi vertici di qualità pittorica ed è immagine di una visione dell’artista.</p>
<h3>SALA 7 &#8211; I gladiatori</h3>
<p>I <b>gladiatori </b>eccezionalmente raccolti in questa stanza facevano parte di un ciclo pittorico che il mercante Léonce Rosenberg commissionò a De Chirico tra il 1928 e il 1929. Tele misteriose quanto il tema stesso: “Gladiatori! Questa parola contiene un enigma”, scriveva l’artista nel suo romanzo Ebdòmero (1929). La sala offre inoltre un piccolo, quanto intenso, omaggio alla serie dei Bagni misteriosi del 1935: degli ermetici arcani che solo l’intuizione dell’artista può sciogliere.</p>
<h3>SALA 8 &#8211; La neometafisica</h3>
<p>L’ultima sala funziona come una grande summa della parabola dechirichiana, con la<b> ripresa della pittura pastosa degli anni Trenta</b> – il “Ben dipingere”, come lo definiva l’artista stesso – fino alla rimeditazione della metafisica che, nell’idea di ripresa e replica delle Muse inquietanti, folgorò Andy Warhol come una rivoluzione. “L’ho incontrato così tante volte a Venezia e pensavo che amavo moltissimo il suo lavoro [&#8230;] Ripeteva i suoi dipinti di continuo [&#8230;] Ciò che lui replicava regolarmente, anno dopo anno, io lo ripetevo lo stesso giorno nello stesso dipinto” (Andy Warhol).<br />
Questa mostra si presenta come una narrazione costruita per andate e ritorni, e indissolubilmente legata alla vicenda biografica quanto a una vasta produzione letteraria e a una profonda speculazione filosofica: un <b>viaggio nelle immagini</b>, nella mitologia e nella sontuosità pittorica del genio che ha rivoluzionato la cultura visiva del XX secolo.<br />
Siete pronti ad evadere dalla realtà e superare i limiti dell’umano? Non perdete questa mostra, che vi farà perdere nell’esattezza dell’inesattezza di un sogno, quello di Giorgio De Chirico.<br />
&nbsp;<br />
<b><i>di Daniela Carusone</i></b></p>
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		<title>Il Genio futurista di Giacomo Balla (Collezione Biagiotti) alla MDW</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 14:08:25 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/arte-e-design/alla-mdw-genio-futurista-giacomo-balla-collezione-biagiotti/">Il Genio futurista di Giacomo Balla (Collezione Biagiotti) alla MDW</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>In occasione del <b>Salone del Mobile 2019 </b>e di <b>Milano Moda Design</b>, la più grande opera di ​<b>Giacomo Balla</b> ​arriva alle ​Gallerie d’Italia di Milano: il “<b>Genio futurista</b>” appartenente alla <b>Collezione Biagiotti</b> è visibile al pubblico dal 9 aprile al 12 maggio.</p>
<h3>L’arazzo emblema del Futurismo</h3>
<p>“Genio futurista” è un olio su tela d’arazzo 279 x 381 cm impostato sui toni del <b>tricolore</b> italiano; sulla composizione si staglia una figura vagamente antropomorfa con la testa a forma di stella, simbolo del <b>patriottismo</b>. Quest’opera monumentale condensa le diverse esperienze pittoriche del <b>Maestro futurista </b>Giacomo Balla in una summa artistica: rappresenta il processo che porta alla conoscenza dei <b>rapporti dinamici</b> che compongono l’universo e la loro rappresentazione. Un’avanguardia di forme, colori e dimensioni che superano il visibile e danno corpo all’<b>invisibile</b>, come lo stesso Giacomo Balla affermava nel <b>Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo</b> del 1915.<br />
Venne realizzato in occasione dell’<b>Esposizione di Parigi</b> del 1925, dove fu esposto insieme ad altre sue realizzazioni sancendo così l’ormai capillare diffusione della corrente futurista che, interpretando le idee di <b>Marinetti</b>, aveva operato una vera e propria <b>rivoluzione</b> in campo ideologico e artistico, aprendo la strada alle <b>avanguardie</b> internazionali.<br />
Per il Futurismo l’arte non è più semplice rappresentazione della realtà, bensì un’azione concreta sul mondo che si traduce in un inno alla <b>modernità</b>, al <b>progresso</b>, alle <b>macchine</b>, alla <b>velocità</b> e al <b>dinamismo</b>. Questa sorta di <b>autoritratto</b> dello stesso artista, fu poi esposto alla mostra degli Amatori e Cultori di Roma nel 1928 e, dopo una lunga giacenza in soffitta, solo nel 2015 in occasione di Expo venne appeso nella sala che accoglieva le delegazioni straniere.</p>
<h3>La famiglia Biagiotti e l’amore per l’arte</h3>
<p><b>Laura Biagiotti</b>, appassionata collezionista e ricercatrice, è stata tra i primi grandi nomi del <b>Made in Italy</b> a sostenere il binomio <b>moda</b> e <b>arte</b>. Insieme al marito Gianni, mossi da una profonda passione per l’arte futurista, collezionò centinaia di opere nel corso della sua vita e, ad oggi, la <b>Fondazione Biagiotti Cigna</b> conta oltre 200 opere di Giacomo Balla, radunate grazie all’ausilio di <b>Fabio Benzi</b>, direttore della Fondazione.<br />
Questa proficua collaborazione, definita “<b>Balstoria</b>” dalla stessa Laura, cominciò nell’ottobre 1986, quando lei e il marito capitarono fortuitamente in una piccola galleria d’arte di Roma dove si teneva una mostra retrospettiva delle opere della famiglia Balla. Nacque così il primo nucleo della raccolta Biagiotti Cigna e soprattutto un’amicizia con le figlie del pittore, Elica e Luce.<br />
Padre del <b>design italiano</b> del XX secolo, Giacomo Balla influenzò in modo significativo il “fare moda” di Laura Biagiotti. Nelle stampe dei tessuti e nelle silhouette degli abiti si ritrovano i colori e le forme dell’<b>estetica futurista</b>, arte del movimento e del rumore. «L’arazzo futurista? Ero con mamma quando lo acquistammo all’asta», spiega <b>Lavinia Biagiotti</b>, attuale <b>direttore creativo</b> del marchio nonché promotrice del prestito di quest’opera monumentale.<br />
Negli anni diverse opere appartenenti alla collezione di famiglia sono state prestate ad istituzioni museali di rilievo quali il <b>Met</b> e il <b>Moma</b> di New York ma, diversamente dagli altri prestiti precedenti, questa è un’operazione dedicata al capoluogo lombardo e al genio creativo italiano nello specifico. L’obiettivo è quello di inaugurare un <b>dialogo</b> proficuo tra la collezione e società, l’avvio di un progetto di mecenatismo che coinvolga direttamente i giovani e le scuole di moda e design.<br />
Il “Genio futurista” è esposto nelle sale della sede museale di <b>Intesa Sanpaolo</b> di Piazza della Scala nella cornice della mostra <b>Cantiere del ‘900</b>: si tratta di un progetto espositivo dedicato alla valorizzazione delle oltre 3.000 opere pittoriche e lavori scultorei che delineano un percorso culturale che attraversa tutto il secolo, e che punta a ripercorrere tutte le principali tendenze proposte nell’arte italiana di quel periodo.<br />
&nbsp;<br />
<b><i>di Sofia Balbino</i></b></p>
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		<title>Tintoretto. Un ribelle a Venezia: storia di un genio memorabile</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2019 12:16:12 +0000</pubDate>
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<p>Gli artisti sono senza dubbio uno dei più grandi vanti dell’Italia. Non semplici portavoce di grandi movimenti culturali, ma uomini che nascondono delle esperienze di vita uniche nel loro genere. È questo il caso di <b>Jacopo Robusti</b>, meglio conosciuto come <b>Tintoretto</b>, uno dei protagonisti dell’arte e simbolo della <b>Venezia</b> del XVI secolo.</p>
<p>Trae il suo soprannome dal mestiere del padre ( un tintore, appunto), ma, dato il suo carattere forte e maledetto, verrà definito “il furioso” dal Vasari. Il <b>docufilm</b>, presentato in occasione del progetto <b>Grande Arte al Cinema</b>, è stato prodotto da <b>SkyArte</b> per celebrare il cinquecentenario della nascita del genio.</p>
<h3>Venezia: una amante indimenticabile</h3>
<p>Ambientato durante la peste del 1575, il documentario si svolge in una laguna cupa, martoriata e distrutta. È così che la Serenissima si presta come teatro perfetto per le opere dell’artista. Figlio di Venezia stessa, Tintoretto si rifiuterà di lasciare la città durante la piaga, mettendo quindi a rischio la sua stessa incolumità.</p>
<p>Così facendo si dedicherà senza sosta al ciclo di dipinti della <b>Scuola Grande di San Rocco</b>, la sua impresa più grandiosa. Segnerà quindi un record non superato nemmeno da Michelangelo nella Cappella Sistina: firmare ogni dipinto presente in un edificio.</p>
<p>Il documentario racconta inoltre della sua grandissima rivalità con un altro pittore suo concittadino: il <b>Veronese</b>. È così che viene riportato il clima di fermento culturale della città, un luogo di intrighi, e  sottolineata la portata di “artista maledetto” del Tintoretto.</p>
<p><b>Tintoretto: un documentario sull’uomo dietro il mito</b></p>
<p>Narrato da <b>Stefano Accorsi</b> e da alcuni dei più grandi esperti d’arte, il nuovo docufilm di SkyArte si pone in una logica innovativa. Dimentichiamo i documentari del passato e approcciamo ad un nuovo modo di fare cultura: accattivante, a tratti dark, che immerge lo spettatore nel tempo raccontato. Il progetto, inoltre, non finirà con il documentario: SkyArte sosterrà anche la restaurazione di due opere dell’artista, che saranno così esposte a Londra.</p>
<p>In ultimo, la storia del Tintoretto diverrà anche una <b>graphic novel a colori</b>, in cui vi sarà la presenza di <b>Tiziano Vecellio</b>, suo presunto rivale. Un’occasione imperdibile, quindi, per conoscere la vita di uno degli artisti più enigmatici della storia, con uno stile unico e all’avanguardia. Un precursore dei tempi, un uomo che, utilizzando le parole di David Bowie, “ha costruito la sua carriera come una proto-rock star” .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Maria Concetta Porricelli</i></b></p>
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		<title>I Tiromancino tornano da gennaio 2019 nei teatri di tutta Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2019 08:55:13 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/musica/tiromancino-tornano-gennaio-2019-nei-teatri-tutta-italia/">I Tiromancino tornano da gennaio 2019 nei teatri di tutta Italia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>È stato annunciato come “il concerto della vita” il nuovo tour di una delle band più famose della storia della musica italiana: i <b>Tiromancino</b>. “È il concerto della vita, vi aspettiamo in tanti per condividere questo momento bellissimo con ognuno di voi!”, queste le parole di <b>Federico Zampaglione </b>sui social ai suoi fan, che finalmente dopo anni di attesa potranno gustarsi un tour dei loro beniamini nei teatri di tutta Italia.</p>
<p>“<b><i>Fino A Qui</i></b>” è il nome del tour, iniziato già dal 19 gennaio al PalaRiviera di San Benedetto del Tronto e che vedrà approdare i Tiromancino a Milano il prossimo 3 febbraio, al Teatro degli Arcimboldi. Nelle date tenute fino ad oggi, le aspettative sono state di gran lunga superate: una tournée senza precedenti che ha visto la band accompagnata, per la prima volta, dall’<b>Ensemble Symphony Orchestra</b>, una delle orchestre più celebri del panorama artistico internazionale, diretta dal maestro Giacomo Loprieno.</p>
<p>Siete dunque pronti a scoprire cosa ci riserveranno i Tiromancino il prossimo 3 febbraio a Milano? I biglietti sono ancora disponibili sul sito <a href="http://www.ticketone.it">www.ticketone.it</a>, per una serata all’insegna del talento italiano tutto da “ascoltare”!</p>
<h3>Tiromancino: un tour, un’emozione</h3>
<p>“<i>Fino A Qui</i>”, da cui il tour prende appunto il nome, è il titolo del nuovo album dei Tiromancino, scandito da una musica improntata sulla continua ricerca di una sonorità non convenzionale e già in vetta nei primi posti delle classifiche degli album più richiesti su Itunes. “<i>La descrizione di un attimo</i>”, “<i>Noi casomai</i>”, “<i>Due destini</i>” e molti altri sono i pezzi già cantati e ascoltati dai fan dei Tiromancino, che hanno voluto regalare, oltre alla musica e ai testi ricercati, anche delle grandi collaborazioni con i maggiori artisti italiani.</p>
<p>All’interno dell’album “<i>Fino A Qui</i>” troviamo infatti grandi nomi, come <b>Jovanotti</b>,<b> Elisa</b>, <b>Thegiornalisti</b>, <b>Luca Carbone</b>, <b>Biagio Antonacci</b>. Un mix di musica italiana che è sinonimo di profonde amicizie e che colpisce direttamente al cuore facendo emozionare.</p>
<p><b><i>di Amalia Malagrinò</i></b></p>
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