E anche l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è arrivata ai titoli di coda. Dopo dieci giorni di red carpet, grandi ritorni, cinema internazionale e storie capaci di dividere e sorprendere, la Sala Grande ha ospitato sabato 12 settembre la cerimonia conclusiva, affidata ancora una volta a Greta Scarano e Nicolas Maupas, già padroni di casa della serata inaugurale.
Ad aprire la notte è stata Francesca Michielin, che ha portato sul palco It’s Oh So Quiet, brano reso celebre da Björk, dando alla premiazione un inizio musicale ironico ed energico prima di lasciare spazio ai verdetti della giuria internazionale presieduta da Maggie Gyllenhaal.
Il Leone d’Oro parla al femminile
Il verdetto più atteso ha portato sul palco May el-Toukhy, regista danese di origine egiziana, che con Woman Unknown (Kvinde Ukendt) ha conquistato il Leone d’Oro per il miglior film. Un risultato dal valore ancora più simbolico considerando che el-Toukhy era inizialmente l’unica regista donna presente nel concorso principale.
E il trionfo di Woman Unknown è stato doppio. Mathilde Arcel, protagonista del film, ha conquistato anche la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. Regista e attrice premiate nella stessa notte per un’opera che porta al centro dello schermo il corpo e l’esperienza femminile nella Danimarca del secondo dopoguerra.
Una chiusura che sembra quasi rispondere simbolicamente a uno dei temi che avevano accompagnato questa edizione: la presenza ancora troppo limitata delle registe nella competizione principale.
Dalla Corea del Sud a John Malkovich
Il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria è andato invece al sudcoreano Lee Chang-dong per Possible Love, mentre Ilya Khrzhanovsky ha conquistato il Leone d’Argento per la miglior regia con Dau. Quest’ultimo ha dedicato il riconoscimento agli ucraini impegnati nella guerra e alla madre, nata in Ucraina.
La Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile è stata assegnata a John Malkovich per Wild Horse Nine di Martin McDonagh. L’attore, assente perché impegnato su un nuovo set, ha affidato il suo ringraziamento a un videomessaggio.
A Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce è andato invece il premio per la miglior sceneggiatura di Un bon petit soldat, mentre Malou Khebizi, interprete di 15/18 (A Place to Heal) di Cédric Kahn, ha ricevuto il Premio Marcello Mastroianni dedicato a un giovane attore o attrice emergente.
Naza, la Sala Grande si alza in piedi
Uno dei momenti più intensi della cerimonia è arrivato con Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, premiato con il Premio Speciale della Giuria.
All’annuncio del riconoscimento la Sala Grande si è alzata in piedi. Dal palco Abraham ha riportato l’attenzione sulla guerra e sulla popolazione palestinese, ricordando anche i giornalisti palestinesi uccisi e rivendicando l’importanza che il film possa essere visto e discusso. Un intervento che ha trasformato per qualche minuto la cerimonia in qualcosa che andava ben oltre la semplice consegna di un premio.
L’Italia trova il suo spazio con Riccardo Scamarcio
Nessun premio per i film italiani nel concorso principale, nonostante una presenza importante che comprendeva, tra gli altri, Nanni Moretti, Edoardo De Angelis, Andrea Pallaoro e Paolo Strippoli. Le soddisfazioni italiane sono arrivate però da Orizzonti.
Riccardo Scamarcio ha conquistato il premio come miglior attore per I figli della scimmia, mentre lo stesso film ha ottenuto anche il riconoscimento per la miglior sceneggiatura, firmata da Tommaso Landucci e Damiano Femfert. Il premio per il miglior film della sezione è andato invece a Un détour par Diane (Diane in the Loop) di Ann Sirot e Raphaël Balboni.
Tra gli altri riconoscimenti, il Leone del Futuro – Premio Luigi De Laurentiis per la migliore opera prima è stato assegnato a La maison du vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu, mentre Eu Contez (I Matter) di Alina Şerban ha conquistato il Premio degli spettatori – Armani Beauty di Venice Spotlight.
Un ultimo red carpet, poi il cinema
Tra la performance di Michielin, la conduzione di Scarano e Maupas e una premiazione che ha alternato cinema e temi fortemente contemporanei, Venezia 83 ha salutato così il suo pubblico. Dopo la consegna dei Leoni, il programma si è chiuso con la proiezione di Dio ride di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino, film scelto come titolo conclusivo della Mostra.
Ma l’immagine destinata a rimanere di questa edizione è probabilmente quella di May el-Toukhy con il Leone d’Oro tra le mani. Una donna alla regia sul gradino più alto di Venezia, Mathilde Arcel premiata come migliore attrice, il cinema coreano ancora protagonista, Malkovich, Scamarcio e l’ovazione riservata a Naza.
Venezia spegne le luci della Sala Grande, i red carpet vengono arrotolati e il Lido torna lentamente alla sua quotidianità. Il cinema, invece, riparte da qui. Alla prossima edizione.
