Dieci anni dopo la sua scomparsa, Prince continua a sorprendere come se fosse ancora in studio. Timeless attraversa quasi quarant’anni della sua produzione attraverso nove registrazioni in studio e una performance dal vivo, seguendo cronologicamente un percorso che parte dagli anni Settanta e arriva fino al 2016. Più che una semplice compilation postuma, il progetto è un viaggio dentro il leggendario archivio dell’artista: canzoni rimaste nell’ombra, versioni alternative e frammenti di epoche differenti che raccontano quanto la creatività di Prince fosse impossibile da contenere dentro i confini di un album.
Quarant’anni di Prince in dieci tracce
La storia di Timeless comincia nel 1977 con “I Am You”, brano inedito registrato prima ancora dell’uscita di For You. Prince lo avrebbe eseguito nei suoi primi due concerti solisti nel gennaio 1979, per poi lasciarlo scomparire dal repertorio. Alcuni suoi elementi musicali sarebbero successivamente riemersi in I Don’t Wanna Leave You dei The Time: una delle tante dimostrazioni di come le idee dell’artista continuassero a trasformarsi nel tempo.
Da lì la raccolta attraversa decenni e identità sonore: Tick Tick Bang nella sua fase del 1981, l’inedita Heaven registrata ai Sunset Sound nel 1985, I Wonder del 1989, fino a produzioni degli anni Novanta, Duemila e Dieci. Non una fotografia di un preciso momento creativo, dunque, ma una sorta di diario sonoro costruito attraverso epoche differenti, capace di mostrare quanto fosse incessante il laboratorio musicale di Prince.
“With This Tear”, prima che diventasse di Céline Dion
Tra i capitoli più affascinanti della raccolta c’è “With This Tear”. Prima di entrare nell’album omonimo di Céline Dion del 1992, la canzone esisteva nella versione di Prince: proprio questa registrazione, remixata e rimasterizzata da Chris James, è stata pubblicata il 20 aprile 2026, alla vigilia del decimo anniversario della morte dell’artista, anticipando l’arrivo di Timeless.
Le basi risalgono al novembre 1991 ai Paisley Park Studios, mentre l’orchestrazione fu affidata a Clare Fischer. Il brano era stato inizialmente pensato per Jevetta Steele prima di essere proposto a Céline Dion. È uno di quei dettagli che rendono Timeless particolarmente interessante: dietro canzoni che il pubblico crede di conoscere si aprono improvvisamente percorsi alternativi, versioni precedenti e connessioni rimaste per decenni custodite nell’archivio dell’artista.
Il Vault torna a parlare
Timeless assume un significato particolare anche nella complessa storia dell’eredità artistica di Prince. È infatti il primo progetto postumo composto da materiale inedito avviato dall’Estate of Prince dopo i cambi di gestione del 2022, con L. Londell McMillan e Charles Spicer Jr. alla guida.
La pubblicazione arriva inoltre dopo la conclusione del discusso progetto documentario sviluppato con Netflix. Nel febbraio 2025 l’Estate e la piattaforma avevano annunciato che il film non sarebbe stato distribuito, mentre sui canali ufficiali era comparso un messaggio tanto sintetico quanto eloquente: “The Vault Has Been Freed”. Dopo due anni consecutivi senza album contenenti registrazioni inedite, Timeless segna quindi una nuova fase nell’esplorazione di un patrimonio musicale che sembra ancora lontanissimo dall’essere esaurito.
L’ultima voce, dal palco di Atlanta
La chiusura della compilation porta con sé un peso emotivo completamente diverso. Dopo nove registrazioni in studio, Timeless termina con una versione live del 2016 di “How Come You Don’t Call Me Anymore?”, proveniente dal periodo del Piano & A Microphone Tour. Secondo le informazioni raccolte nella scheda del progetto, potrebbe trattarsi proprio dell’esecuzione del 14 aprile 2016 al Fox Theatre di Atlanta, l’ultimo concerto della vita di Prince.
È una conclusione quasi cinematografica: un album che comincia con il Prince giovanissimo del 1977 e termina con l’artista sul palco a pochi giorni dalla sua scomparsa. In mezzo ci sono quasi quattro decenni di sperimentazione, intuizioni e canzoni lasciate indietro mentre Prince continuava già a pensare alla successiva. Timeless porta perfettamente il proprio nome: perché alcune carriere appartengono a un’epoca, mentre altre sembrano continuare a produrre futuro anche quando il tempo si è fermato.
