Zendaya, il cinema come dress code. Nell’estate 2026 il method dressing ha trovato ancora una volta la sua interprete ideale in Zendaya, capace di trasformare ogni apparizione pubblica in una sorta di fotogramma aggiuntivo dei film che accompagna. La collaborazione con lo stylist Law Roach ha ormai fatto scuola: l’abito non è semplicemente un look da première, ma diventa parte della narrazione. Per Dune: Part Three, l’immaginario desertico e fantascientifico è riemerso in silhouette scultoree, superfici nude e tonalità sabbiose; per The Drama, invece, la grammatica visiva si è spostata verso il bridal glamour, tra bianco, pizzo e riferimenti all’universo della sposa. Persino un minidress Genny avorio della collezione Fall/Winter 2026 è diventato una strizzata d’occhio simultanea a entrambi i film. Il risultato è una forma sofisticata di storytelling: Zendaya non promuove soltanto un film, ne porta il personaggio fuori dallo schermo. E quando, nella stessa estate, il guardaroba si muove fra Euphoria, Spider-Man: Brand New Day e The Odyssey, la celebrity wardrobe si trasforma definitivamente in una narrazione parallela.
Venezia, dove il cinema diventa mondanità. Dal 2 al 12 settembre, il Lido ospita l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: undici giorni in cui cinema, alta moda e celebrity culture torneranno a fondersi sul tappeto rosso più osservato d’Europa. Tra i titoli più attesi della competizione figurano Ink di Danny Boyle, Wild Horse Nine di Martin McDonagh, Bunker di Florian Zeller e le nuove opere di Hirokazu Kore-eda e Lee Chang-dong. Attesa anche per NAZA, documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, unico documentario in concorso, che affronta il conflitto di Gaza attraverso un’indagine giornalistica e cinematografica. Ma Venezia, come sempre, non si esaurisce nella sala. È il luogo in cui il film incontra il suo pubblico prima ancora della première ufficiale, attraverso abiti, gioielli, beauty look e gesti studiati per diventare immagini. Qui il method dressing assume una dimensione collettiva: ogni attrice può trasformare il proprio personaggio in una moodboard vivente e ogni maison ha l’occasione di costruire, insieme alla star, una storia destinata a circolare ben oltre il festival.
Dalla pellicola alla passerella: il cinema come archivio di desideri. Se Zendaya porta la moda dentro il film, le collezioni 2026/27 fanno il percorso inverso. Il riferimento cinematografico è diventato una vera materia progettuale: non soltanto citazione, ma atmosfera, postura e costruzione del personaggio. Dior Cruise 2027 di Jonathan Anderson è forse l’esempio più esplicito: presentata a Los Angeles, la collezione guarda al noir hollywoodiano e a Stage Fright di Alfred Hitchcock, con Marlene Dietrich come musa e un immaginario fatto di luci drammatiche, auto d’epoca, silhouette avvolgenti e dettagli da femme fatale. Nelle collezioni AI 26/27 il cinema appare anche in maniera più concettuale: N21 ha preso in prestito da 8½ di Federico Fellini persino la struttura dello show, aprendo con il finale e trasformando la sfilata in un racconto circolare. Jean Paul Gaultier ha guardato a Marlene Dietrich come icona di una femminilità insieme sensuale e sovversiva, mentre Magda Butrym ha evocato la protagonista di Hunting Flies di Andrzej Wajda. E c’è anche il lato fantastico: per la Primavera 2027 Thom Browne ha dichiarato come punto di partenza A Bug’s Life, traducendo il mondo degli insetti in ricami, silhouette e dettagli quasi fiabeschi.
La moda, oggi, non vuole soltanto essere vista: vuole essere ricordata. È questo il punto d’incontro più interessante fra cinema e lusso. Un abito può raccontare una trama, evocare una diva, suggerire un’epoca o costruire un personaggio prima ancora che inizi la proiezione. Dalla couture indossata da Zendaya alle atmosfere della Mostra di Venezia, fino alle passerelle che trasformano Hitchcock, Fellini o l’animazione in linguaggi sartoriali, il cinema continua a essere uno dei più potenti motori dell’immaginazione fashion. Perché, in fondo, vestirsi è ancora una delle forme più immediate di narrazione: scegliendo un abito, scegliamo anche, almeno per una sera, quale storia raccontare di noi.
