Per la Primavera/Estate 2027, Daniel Roseberry sceglie di sottrarre invece di aggiungere. “Going Clear” nasce dalla volontà di definire con maggiore precisione l’identità prêt-à-porter di Schiaparelli, trovando un equilibrio tra la spettacolarità della couture e la libertà richiesta da un guardaroba quotidiano.
Presentata nel Carrousel du Louvre durante la Paris Fashion Week, la collezione abbandona parte della teatralità più estrema delle ultime stagioni per concentrarsi sull’essenza dei codici della Maison. Il risultato è un guardaroba più diretto, costruito per essere combinato e reinterpretato da chi lo indossa.
L’obiettivo non è rendere Schiaparelli meno riconoscibile, ma dimostrare che la sua identità può esistere anche senza dipendere continuamente dall’eccezionalità.
Il guardaroba diventa modulare
Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda la costruzione dei look. Silhouette, scolli e volumi tipicamente associati agli abiti Schiaparelli vengono scomposti e trasformati in top, gonne e pantaloni separati.
Roseberry guarda alla tradizione dello sportswear americano e alla sua capacità di offrire libertà attraverso capi intercambiabili. L’incontro con la cultura sartoriale francese genera così una sorta di kit modulare: elementi fortemente caratterizzati che possono essere mescolati senza perdere l’identità della Maison.
La palette contribuisce a creare continuità. Schiap black, bone e butter dominano la collezione, interrotti soltanto da pochi accenti cromatici, lasciando che siano costruzione, proporzioni e lavorazioni a definire ogni look.
Rigore e morbidezza trovano un nuovo equilibrio
Anche le silhouette diventano meno severe. Orli ondulati, aperture asimmetriche, drappeggi e ruches interrompono la precisione della costruzione e introducono una sensazione di movimento.
Proprio le ruches nascono da un dettaglio apparentemente marginale della storia della Maison: le tende che decoravano le finestre del secondo piano dell’atelier di Place Vendôme ai tempi di Elsa Schiaparelli. Roseberry ne riprende l’andamento irregolare trasformandolo in volant di pelle e lino.
Il riferimento d’archivio non viene quindi riprodotto letteralmente. Un elemento d’arredo diventa un dettaglio sartoriale, conservando quella capacità tipicamente Schiaparelli di spostare oggetti e significati da un contesto all’altro.
L’orto surrealista di Elsa ritorna sui ricami
L’ironia torna attraverso decorazioni che recuperano un altro capitolo dell’universo di Elsa Schiaparelli. Verdure, piume e motivi vegetali vengono trasformati in ricami minuziosi e applicati anche su camicie leggere e trasparenti.
Ravanelli, carote e altri elementi provenienti dall’orto richiamano direttamente i ricami utilizzati dalla fondatrice negli anni Quaranta, ma cambiano superficie e funzione. Decorazioni che potrebbero appartenere a velluti e sete couture vengono trasferite su materiali quasi impalpabili.
Accanto a questi elementi compaiono spirali tridimensionali, trompe-l’œil e dettagli dorati che mantengono vivo il surrealismo della Maison senza trasformarlo necessariamente nel centro assoluto di ogni look.
Il prêt-à-porter trova finalmente la propria voce
“Going Clear” rappresenta soprattutto un passaggio nella costruzione dell’identità ready-to-wear di Schiaparelli. Dopo anni in cui la couture ha definito con enorme forza l’immaginario della Maison, Roseberry cerca ora di trasferirne l’impatto in abiti capaci di vivere anche lontano dalla passerella.
Tailoring, camicie, pantaloni fluidi, maglieria e piccoli abiti neri convivono così con scolli estremi, ricami preziosi, dettagli anatomici e accessori surrealisti. L’eccentricità non scompare: viene semplicemente concentrata.
La Primavera/Estate 2027 suggerisce quindi una Schiaparelli più consapevole del proprio linguaggio. Non serve trasformare ogni capo in uno spettacolo per renderlo riconoscibile. A volte bastano una proporzione, una spirale, un ricamo inatteso o un dettaglio volutamente fuori posto per ricordare che, anche quando abbassa la voce, Schiaparelli continua a parlare una lingua tutta sua.
