Togliere, ridurre, arrivare all’essenza. Per la Spring/Summer 2027 di Calvin Klein Collection, Veronica Leoni parte da un principio apparentemente semplice: eliminare tutto ciò che non serve. Ma è proprio quando scompare il superfluo che il corpo torna a farsi vedere.
Presentata venerdì 11 settembre al Terminal Warehouse di New York, la quarta collezione della designer italiana alla guida creativa di Calvin Klein segna un momento importante nel percorso iniziato nel 2025. Leoni sembra aver trovato un equilibrio sempre più naturale tra il proprio linguaggio e quello della maison: meno costruzioni concettuali, più immediatezza; meno ornamento, più tensione.
E in fondo Calvin Klein è sempre stato questo: rendere sexy ciò che, sulla carta, non dovrebbe necessariamente esserlo.
Il corpo prima di tutto
La SS27 parte dai grandi archetipi del guardaroba: cappotto, camicia, completo sartoriale, pantalone, gonna a matita e sottoveste. Nessun bisogno di inventare nuovi codici quando quelli esistenti possono essere riscritti attraverso proporzioni, materiali e movimento.
Le silhouette si allungano e si assottigliano, oppure improvvisamente si concentrano sulla vita. Il tailoring conserva il proprio rigore, ma perde qualsiasi sensazione di uniforme. Cotone, lane leggere e seta avvicinano gli abiti alla pelle, mentre denim, pelle e suede riportano la collezione dentro quel vocabolario americano che appartiene profondamente alla storia della maison.
Bianco e nero costruiscono la base, ma la palette si accende improvvisamente di scarlatto, giallo, blu royal, rosso ciliegia e citron. Piccole interferenze cromatiche dentro un guardaroba che continua a fare della precisione la propria forza.
Una sensualità che non ha bisogno di mostrarsi
È forse questo il passaggio più interessante della nuova Calvin Klein: la sensualità non viene dichiarata, ma suggerita.
Un dolcevita nero cade su una gonna bianca quasi cartacea; una sottoveste segue il corpo senza imprigionarlo; una giacca stringe la vita quel tanto che basta per cambiare completamente la figura. Sono gesti minimi, ma proprio per questo acquistano forza.
Leoni continua così la propria ricerca intorno al corpo, ma rispetto alla Fall/Winter 2026 alleggerisce la struttura. Se allora aveva esplorato anche il culto della fisicità e una certa tensione voyeuristica dell’heritage Calvin Klein, questa volta il risultato appare più pulito e immediato.
Non serve mostrare tutto. A volte basta sapere esattamente cosa lasciare fuori.
Calvin Klein incontra Walter De Maria
E se la moda procede per sottrazione, anche lo spazio segue lo stesso principio. Il Terminal Warehouse diventa il punto d’incontro tra Calvin Klein e uno dei grandi protagonisti del minimalismo americano: Walter De Maria.
Per lo show, il curatore Antwaun Sargent ha selezionato diverse opere storiche dell’artista, tra cui Polygon, Meter Row e lavori appartenenti alla serie Truth/Beauty. Non una semplice scenografia, ma un dialogo costruito intorno a valori condivisi: materia, precisione, ripetizione e forma.
Il risultato mette insieme tre icone profondamente newyorkesi — Calvin Klein, De Maria e lo stesso Terminal Warehouse — e rende ancora più evidente il concetto della collezione. L’acciaio delle sculture e il tessuto degli abiti parlano linguaggi differenti, ma condividono la stessa ossessione per l’essenziale.
Tornare alle origini senza vivere di nostalgia
Per costruire questa stagione Veronica Leoni è tornata ancora una volta negli archivi Calvin Klein. Ma non agli anni Novanta che oggi dominano nuovamente l’immaginario pop legato al marchio.
Il suo sguardo si è fermato più indietro, intorno al 1976, quando Calvin Klein stava definendo le fondamenta della Collection. La designer ha raccontato di voler mantenere con l’archivio un rapporto che non diventasse mai una replica nostalgica, lavorando invece per sottrarre progressivamente da ogni capo ciò che appariva non necessario.
È un approccio particolarmente interessante proprio oggi, quando la moda sembra ossessionata dal proprio passato. Leoni utilizza l’heritage come grammatica, non come costume.
La nuova semplicità americana
Alla quarta prova, la Calvin Klein di Veronica Leoni sembra così diventare più sicura proprio nel momento in cui decide di fare meno.
Non c’è bisogno di gridare per essere riconoscibili. Non servono decine di elementi per costruire un’immagine. Una camicia, una gonna, un cappotto perfettamente proporzionato possono ancora bastare.
Ed è forse questa la provocazione più autenticamente Calvin Klein della SS27: in un’epoca in cui tutto cerca disperatamente la nostra attenzione, scegliere la semplicità può essere il gesto più radicale.
