Hantavirus: dalle origini del virus all’allarme globale del 2026

Dalle origini in Corea fino al focolaio del 2026 sulla nave MV Hondius: cos’è l’hantavirus, come si trasmette e perché oggi è tornato sotto osservazione globale.

a cura della Redazione

Negli ultimi giorni il nome hantavirus è tornato al centro dell’attenzione internazionale dopo il cluster registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius, che ha provocato diversi casi gravi e almeno tre morti tra i passeggeri. Ma nonostante il nuovo allarme sanitario abbia generato preoccupazione globale, gli esperti invitano alla cautela: l’hantavirus non è un virus nuovo e, almeno per ora, non presenta le caratteristiche pandemiche del Covid-19.

Dietro il nome “hantavirus” si nasconde infatti una famiglia di virus conosciuta dalla comunità scientifica da decenni, strettamente legata ai roditori e presente in diverse aree del mondo. Oggi il tema torna centrale non soltanto per il recente focolaio internazionale, ma anche per il rapporto sempre più delicato tra cambiamenti climatici, ecosistemi e diffusione delle malattie zoonotiche.

Le origini dell’hantavirus: un virus antico legato ai roditori

Gli hantavirus appartengono alla famiglia degli Orthohantavirus e sono virus trasmessi principalmente attraverso roditori infetti, soprattutto tramite urina, saliva e feci contaminate. Il contagio avviene spesso inalando particelle presenti nell’aria in ambienti contaminati.

Il nome deriva dal fiume Hantan, in Corea del Sud, dove il virus venne identificato negli anni ’70 dopo alcuni casi registrati tra soldati durante la guerra di Corea. Tuttavia, studi successivi hanno dimostrato che gli hantavirus circolavano già da secoli in Asia, Europa e Americhe.

Per molti anni il virus è rimasto relativamente poco conosciuto al grande pubblico, fino al 1993, quando negli Stati Uniti, nell’area dei “Four Corners” tra Arizona, New Mexico, Colorado e Utah, venne identificato un nuovo ceppo responsabile della cosiddetta Hantavirus Pulmonary Syndrome (HPS), una forma respiratoria particolarmente aggressiva. Da allora il virus è entrato stabilmente nei sistemi di sorveglianza sanitaria internazionali.

Perché il ceppo Andes preoccupa gli esperti

La maggior parte degli hantavirus non si trasmette da persona a persona. Tuttavia il ceppo Andes, diffuso soprattutto in Argentina e in alcune aree del Sud America, rappresenta un’eccezione rara ma importante: in alcuni casi è stato associato a trasmissione umana diretta attraverso contatti molto stretti e prolungati.

Ed è proprio il ceppo Andes quello individuato nel recente focolaio legato alla nave da crociera MV Hondius, partita dall’Argentina e al centro di un monitoraggio sanitario internazionale coordinato da World Health Organization, Centers for Disease Control and Prevention e autorità sanitarie europee.

Secondo gli esperti, il rischio globale rimane comunque basso. Il contagio richiede generalmente esposizioni ravvicinate e prolungate, e il virus non presenta la rapidità di diffusione tipica dei virus respiratori pandemici.

La situazione oggi: il focolaio della nave da crociera e il monitoraggio internazionale

L’attuale attenzione mediatica nasce dal cluster registrato sulla nave MV Hondius nell’aprile 2026. Secondo i dati aggiornati della WHO, sono stati confermati diversi casi di infezione legati al viaggio, inclusi almeno tre decessi. Alcuni passeggeri sono stati ricoverati o monitorati tra Europa, Sudafrica e Stati Uniti.

Negli Stati Uniti il CDC ha attivato una risposta sanitaria di Livello 3 — il livello più basso di emergenza operativa — specificando però che il rischio per la popolazione generale resta “molto basso”.

Parallelamente, l’Argentina sta osservando un lieve aumento stagionale dei casi, fenomeno che diversi epidemiologi collegano ai cambiamenti climatici e alla crescita della popolazione di roditori nelle aree rurali. Tra luglio 2025 e maggio 2026 il Paese ha registrato oltre 100 casi e 32 decessi, numeri comunque considerati compatibili con le medie storiche regionali.

Sintomi, rischi e prevenzione

L’infezione da hantavirus può iniziare con sintomi simili a quelli influenzali: febbre, dolori muscolari, nausea, stanchezza e malessere generale. Nei casi più gravi può evolvere rapidamente in una grave insufficienza respiratoria.

Attualmente non esiste un vaccino specifico né una terapia antivirale definitiva. La prevenzione resta quindi fondamentale e si basa soprattutto sul controllo dei roditori e sulla corretta gestione degli ambienti contaminati. Gli esperti consigliano di evitare di spazzare luoghi chiusi con presenza di escrementi di roditori, preferendo invece sistemi di pulizia umidi con disinfettanti per ridurre la diffusione di particelle infette nell’aria.

Un virus che racconta il rapporto fragile tra uomo e ambiente

Più che un’emergenza pandemica imminente, il ritorno dell’hantavirus evidenzia ancora una volta quanto il rapporto tra uomo, ambiente e cambiamenti climatici stia modificando gli equilibri sanitari globali.

Secondo numerosi esperti, l’aumento delle temperature, la trasformazione degli ecosistemi e la crescente vicinanza tra attività umane e habitat animali potrebbero favorire nei prossimi anni la comparsa o la riemersione di nuove zoonosi. Ed è proprio in questo scenario che virus come l’hantavirus tornano oggi sotto osservazione da parte della comunità scientifica internazionale.

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