Il 13 giugno 2026 Alberto Stasi ha lasciato il carcere di Bollate, dove era detenuto dal dicembre 2015 dopo la condanna definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Una svolta giudiziaria importante, ma non una cancellazione della sentenza: il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali, misura alternativa che consente di scontare la parte finale della pena fuori dall’istituto penitenziario, seguendo precise prescrizioni.
L’uscita da Bollate
Stasi ha lasciato il carcere da un ingresso secondario, evitando telecamere e giornalisti in attesa davanti all’ingresso principale. La decisione arriva dopo il parere favorevole della Procura generale, legato anche alla buona condotta e al percorso svolto negli ultimi anni, durante i quali Stasi aveva già ottenuto la semilibertà e lavorava all’esterno dell’istituto.
Cosa significa affidamento in prova
L’affidamento in prova ai servizi sociali non equivale alla libertà piena, ma rappresenta una misura alternativa alla detenzione. Il condannato resta sottoposto a controlli e obblighi stabiliti dall’autorità giudiziaria, con l’obiettivo di favorire il reinserimento sociale durante l’ultima fase della pena. Nel caso di Stasi, la misura riguarda il percorso esecutivo della condanna già definitiva.
Il caso Garlasco resta aperto nell’opinione pubblica
Il delitto di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, continua a occupare un posto centrale nella cronaca italiana. La scarcerazione di Stasi riaccende inevitabilmente l’attenzione su una vicenda che, tra sentenze, nuove indagini e dibattito mediatico, non ha mai smesso di interrogare il Paese.
Una svolta separata dalle nuove indagini
È importante distinguere i piani: l’affidamento in prova concesso a Stasi non è collegato all’eventuale revisione del processo né ai nuovi filoni investigativi sul caso Garlasco. Si tratta di un provvedimento legato all’esecuzione della pena, valutato dal Tribunale di Sorveglianza sulla base del percorso carcerario e personale del condannato.
