Short-circuits: la mostra di Chen Zhen al Pirelli HangarBicocca

21 Ottobre 2020 • Art, Lifestyle

La mostra di Chen Zhen. Da Oriente a Occidente: l’azione purificatoria dell’arte

Short-circuits (in italiano “cortocircuiti”) è il nome della mostra dell’artista Chen Zhen. Presentata da Vicente Todolì per Pirelli HangarBicocca, riunisce alcuni dei lavori dell’artista realizzati tra il 1991 e il 2000, anno della sua scomparsa. La mostra, concepita come un’esplorazione immersiva nella complessa ricerca dell’artista, è aperta a partire dal 15 ottobre 2020 fino al 21 febbraio 2021. Un’esperienza extrasensoriale si svela tra le sale degli ex spazi industriali: oltre venti opere rappresentano l’interdipendenza tra materiale e spirituale, lasciando aperta la riflessione sull’azione curativa e purificatoria dell’arte.

Il “fenomeno cortocircuito” di Chen Zhen

L’esposizione riunisce per la prima volta nei 5.500 mq delle Navate e del Cubo di Pirelli HangarBicocca, più di venti opere dell’artista. A partire da una da uno degli ultimi e più rilevanti lavori di Chen Zhen, Jue Chang, Dancing Body – Drumming Mind (The Last Song, 2000), la mostra riprende il concetto del “fenomeno cortocircuito”, avanzato dall’artista stesso. L’installazione, di carattere performativo, allude a temi legati alla cura del corpo e dello spirito, centrali nelle ricerche di Chen Zhen.

Il fenomeno quindi non è altro che “lo svelamento del significato recondito dell’opera d’arte nel momento in cui viene spostata dal contesto originale per cui era stata concepita in un luogo diverso”, come definito dallo stesso Chen Zhen. La mostra mette proprio in luce questa pratica, creando accostamenti inediti tra le opere esposte e mettendo in luce i numerosi rimandi e le connessioni presenti nel lavoro dell’artista in aperto dialogo con diversi temi: la globalizzazione e il consumismo, il superamento dell’egemonia dei valori occidentali e l’incontro tra differenti culture.

Le opere: i cortocircuiti della modernizzazione

L’eterogeneità degli elementi provenienti da contesti diversi caratterizza Round Table (1995), opera creata per Il Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra. Le 29 sedie incollate ad un tavolo rotondo simboleggiano la dicotomia tra le azioni del potere e dei dibattiti politici internazionali e un invito all’unità e all’armonia, occasione di incontro e di festa.

Con l’opera Fu Dao / Fu Dao, Upside-down Buddha / Arrival at Good Fortune (1997), l’artista rappresenta invece il rapporto tra la Cina e la società consumistica, vista sempre più lontana dallo spirito del buddismo. L’opera si compone di televisori, ventilatori, componenti della carrozzeria di un’automobile e di statuette del Buddha capovolte, simbolo di buon auspicio.

Anche Daily Incantations (1996), realizzata in seguito a un viaggio nella sua città d’origine, dopo diversi anni trascorsi in Occidente, e Prayer Wheel – Money Makes the Mare Go (Chinese Slang) (1997), rappresentano il rapporto tra la Cina e la modernizzazione.

Le Rite suspendu / mouillé (1991), segna invece l’abbandono della pittura e il passaggio dell’artista verso una maggiore consapevolezza del carattere installativo della sua pratica. L’opera rappresenta un autoritratto, un’autocritica e una autoriflessione, come affermato dall’artista. Éruption future, realizzata nel 1992 e presentata per la prima volta proprio in Pirelli HangarBicocca, rappresenta la relazione tra elemento naturale e manufatto industriale.

Tra malattia e guarigione: le opere spirituali

La mostra presenta anche i lavori che indagano i concetti di malattia e guarigione, fisica e spirituale. In Purification Room (2000), Chen Zhen si interroga su un’eventuale purificazione dell’uomo e del mondo. Un ambiente domestico monocromatico e apocalittico accoglie il visitatore, con lo scopo di indurre uno stato di maggiore consapevolezza della propria spiritualità e del proprio corpo, e per recuperare l’equilibrio con la natura e la società contemporanea.

Ed è proprio con questo invito alla catarsi che arriviamo all’ultima opera esposta proprio nello spazio dal cubo: Jardin-Lavoir (2000) è formata da 11 letti, trasformati in vasche di acqua, ciascuno dei quali ospita oggetti quotidiani, come vestiti, scarpe, componenti elettroniche e libri, sormontate da un sistema idraulico da cui sgorgano ininterrottamente flussi di acqua. L’acqua purifica, e l’installazione evoca nella sua totalità un giardino di meditazione dove raccogliersi e interrogarsi.

L’esperienza di questa mostra farà emergere in voi una nuova sensibilità verso il corpo umano e sugli elementi che lo compongono, come si riscontra nelle parole stesse di Chen Zhen: “come artista, il mio sogno è di diventare un medico. Fare arte ha a che fare con il guardare se stessi, esaminare se stessi e come si vede il mondo”.

 

di Cristina Camporese

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