Implosion – Lei ha 20 anni, lui 3 secoli…

28 Marzo 2013 • Interviews, Lifestyle

 

Una Stirpe dai poteri straordinari, pericolose alleanze, inspiegabili sparizioni; questi gli ingredienti di Implosion. Nato dalla giovanissima M. J. Heron, (pseudonimo usato dall’autrice) questo paranormal fantasy thriller si appresta a portare dalla sua parte anche tutti quei lettori che solitamente non amano il genere. La scrittura è vivace e graffiante, il ritmo ottimo e i colpi di scena non mancano. Gli elementi meglio riusciti di tutto il romanzo sono la perfetta compenetrazione tra sovrannaturale e umano, tra amore e azione. Tutti questi ingredienti, infatti, coesistono e si intersecano con una naturalezza ed una semplicità, pur nella complessità della storia, quasi disarmanti.

Due sono i personaggi principali che fanno da collante a questi due mondi: Katherine e Armand. Lei una studentessa universitaria di appena vent’anni, lui un assistente di circa tre secoli con l’unica missione di annientare l’ideatore del “TRW-KILLER”; l’arma di distruzione di massa più potente di tutti i tempi. Fin dal loro primo incontro, che avviene per caso durante una lezione universitaria, tra i due scatta qualcosa. Elena, Cris, Shamnos, Tamon sono altri importanti personaggi utili alla comprensione della trama di questo libro denso di segreti e misteri. Il colpo di scena finale? In pochi giorni vi ritroverete all’ultima pagina di questo romanzo ricco di suspence rendendovi conto che non resta altro che aspettare il prossimo volume per scoprire cosa ci riserverà nuovamente la penna della Heron. Implosion, infatti, non è affatto il classico libro dal finale già scritto e ci lascia quindi immaginare le molteplici dinamiche che interesseranno tutti i personaggi, specialmente gli ultimi arrivati.

“Ognuno di loro nasconde un segreto, nessuno può permettersi di fallire. Se nulla è come sembra, come fai a prendere la strada giusta? Tu chi sceglieresti tra chi ti ha dato la vita e chi potrebbe togliertela. La risposta potrebbe non essere così ovvia”.

Gilt ha intervistato la scrittrice M.J. Heron, che si racconta e racconta la “fortunata e inattesa” storia editoriale del suo romanzo.

Perché ha scelto di usare uno pseudonimo? E perché proprio questo pseudonimo?
Per me lo pseudonimo è anche un modo di dare importanza alla storia e non a chi l’ha scritta. Quando le dita sfiorano la tastiera mi sento totalmente libera, come un airone in volo, da cui Heron. M e J sono le iniziali di due nomi che mi stanno molto a cuore.

Da molti anni, ormai, lei vive in Italia. Si sente ormai cittadina italiana?
Posso dire di essere cittadina italiana a tutti gli effetti.

Lei ha dichiarato: “Vorrei viaggiare nel passato, conoscere il futuro e disporre di giornate lunghe almeno 48 ore. Intanto assaporo il presente”. Cosa hanno di tanto affascinante queste tre dimensioni del tempo?
Il tempo esercita su di me un fascino irresistibile, lo vivo ogni giorno eppure non sono ancora riuscita a comprendere la sua vera essenza. Il suo comportamento è sempre inversamente proporzionale al nostro desiderio. Sfugge, corre, racchiude storie, volti e ricordi e non è mai abbastanza.

Da sempre i libri accompagnano le sue giornate. C’è un autore che le sta particolarmente a cuore?
Sidney Sheldon. Mister Bestseller non mi ha mai deluso, ogni suo romanzo mi ha lasciato un segno indelebile.

E un libro che le è entrato dentro, così in profondità, da essere diventato parte di lei?
Il piccolo principe . L’ho letto talmente tante volte…

Il suo stile è unicamente suo o crede di aver assorbito lo stile e l’insegnamento di qualche altro scrittore? E nel caso, di chi?
Credo fortemente che ognuno di noi sia il risultato del proprio vissuto, quindi immagino e spero di aver carpito almeno in parte l’insegnamento degli autori che mi stanno cuore. Tuttavia quando scrivo lo faccio a modo mio, mi immedesimo completamente nella storia che si è presentata alla porta della mia mente e provo a farla sbocciare.

Come ha trovato l’impatto con il modo editoriale? E’ davvero così difficile come dicono?
Di più. Scherzi a parte, chi vuole semplicemente far conoscere la storia che ha creato non pensa a tutto ciò che questo comporta, quindi si trova ad affrontare una realtà che non poteva immaginare. Devo ammettere che mi sento veramente fortunata ad avere la possibilità di collaborare con persone ineccepibili non solo dal punto di vista professionale, ma anche e soprattutto umano.

La storia editoriale del suo libro è molto particolare: ce la vuole raccontare?
Direi più che altro fortunata e inattesa. Come molti esordienti ho spedito il mio manoscritto a poche e selezionate case editrici. Quando i tempi di attesa stavano diventando più lunghi del previsto e avevo ormai perso ogni speranza, ho pensato di far leggere Implosion al maggior numero di persone possibile al fine di migliorarlo. L’entusiasmo con cui è stato accolto ha fatto sì che arrivasse a De Agostini…non l’avrei mai immaginato.

Il suo romanzo è entrato subito nella classifica degli ebook più venduti, quindi è rimasto in classifica per dieci settimane e per un mese nella top ten su ibs.it. Ha avuto dal pubblico una risposta straordinariamente positiva. Si aspettava un riscontro così positivo?
Riuscire a emozionare anche una sola persona con la storia da me creata sarebbe stata per me una gioia grandissima. Superando le più rosee aspettative, ho scoperto che le mie emozioni sono arrivate a un numero insperato di persone che mi scrivono e mi rendono partecipe del loro entusiasmo. Una bellissima e indescrivibile sorpresa!

Da dove nasce l’idea di Implosion ?
Me lo sto ancora chiedendo ( ride , ndr). I protagonisti di Implosion si sono presentati senza che io li invitassi, mi hanno fatto partecipe di frammenti della loro vita, dei loro sogni e delle loro difficoltà. Ho sentito l’imperiosa necessità di mettere nero su bianco quello che sarebbe diventato il primo capitolo e poi… non mi sono più fermata fino alla pagina 382. Ogni giorno la trama si arricchiva di dettagli e situazioni impreviste che dovevo affrontare insieme ai personaggi. Non potevo lasciarli soli.

Si riconosce in qualcuno dei personaggi della storia?
Non in modo particolare. Ho preferito non creare un mio alter ego, però credo di aver lasciato qualcosa di mio in molti di loro.

Nel suo romanzo, a un certo punto, si legge: “Tu chi sceglieresti tra chi ti ha dato la vita e chi potrebbe togliertela?”. Lei come risponderebbe a questa domanda?
Conoscendo la storia, so che farei la stessa scelta che ha fatto Katherine, penso sia inevitabile. Nella vita reale spero di non dover mai affrontare una decisione così difficile.

Dal finale è evidente che tutte le porte restano aperte, a quando il seguito?
Molte porte rimaste chiuse finora si apriranno… presto. Non posso far aspettare troppo chi vuole scoprire di più sul mondo dei Kurann.

 

 

(di Simona Di Via)

 

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