Le Mille e una storia di Donnafugata

9 Giugno 2020 • Food, Lifestyle

La volontà di raccontare la Sicilia del vino più autentica e un fare sartoriale che va dalle più piccole produzioni alle più grandi strategie di sostenibilità. Il tutto attraverso un linguaggio unico e riconoscibile nel mondo, tutto questo e molto altro è Donnafugata.

In un’era non troppo lontana, maggio si sarebbe concluso con una calda domenica sotto il sole luminoso e cocente della Sicilia, e il libeccio proveniente dal Mar Mediterraneo che soffia da Ovest verso una storica cantina. La cantina è quella di Donnafugata, nel trapanese, più precisamente a Marsala, dove tutto ebbe inizio nel 1851.

Date e cenni storici

Le radici di Donnafugata affondano nei territori siculi e argillosi con la prima generazione della famiglia Rallo nel 1851. Sulle orme degli imprenditori inglesi, costruiranno le cantine dall’impianto a baglio tipico siciliano, che diventerà cuore pulsante di un’attività imprenditoriale giunta alla quinta generazione. Ma Donnafugata nasce dalle menti innovative di Giacomo Rallo e la moglie Gabriella nel 1983 sulle colline dell’entroterra dell’isola, ovvero a Contessa Entellina, in provincia di Palermo.

Ma l’amore per la propria terra si estenderà anche oltre. Nel 1989, dai preziosi terrazzamenti cinti da muretti a secco (Patrimonio dell’UNESCO dal 2014) di Pantelleria, nascerà il loro Passito più famoso al mondo, il Ben Ryé. L’anno seguente entreranno in società i figli Josè e Antonio, che con la loro creatività e il loro spirito imprenditoriale cambieranno la percezione del vino nel mondo. Cinque anni dopo nascerà il vino rosso che leverà alta la bandiera del Made in Italy nel mondo, il Mille e una Notte. Nome di araba memoria che conferma la sensibilità artistica di Donnafugata.

Il vino come filo conduttore di arte, socialità e musica

La connessione tra cultura vitivinicola e l’arte arriverà oltreoceano. José Rallo, AD della società, amante della musica e creativa come la mamma Gabriella, porterà le degustazioni in giro per il mondo accompagnate dalla sua voce. Indimenticabili le esperienze del Blue Note di New York e Atene, e le performance locali del Donnafugata Music&Wine, dal 2002. La figura femminile si è sempre contraddistinta in azienda, a confermarlo il logo iconico nato dalla collaborazione tra Gabriella e l’artista Stefano Vitale.

C’è lui dietro la donna coi capelli al vento onnipresente sulle etichette dei loro vini più famosi come Anthilia, Sedara, Lumera, La Fuga e Damarino, per citarne alcuni. Tutte figlie di quella regina, raccontata dalle pagine del Gattopardo, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel 1958. Maria Carolina, in fuga da Murat durante la Repubblica di Napoli, si rifugiò nelle terre dove ancora oggi sorgono i vigneti dell’azienda. Da qui questa donna coi capelli al vento, divenne logo e simbolo della storia dell’arte siciliana, dei suoi colori e del suo vino.

Non solo vino

Altra eccellenza di produzione Donnafugata, l’olio extra vergine d’oliva. Della tenuta di Contessa Entellina il Milleanni, dal blend di Nocellara, Cerasuola, Biancolilla e Pidicuddara. A Pantelleria da terrazze da 5 ettari di ulivi centenari nasce il Biancolilla. Dalla raccolta manuale degli ulivi dei terreni vulcanici dell’Etna nasce l’olio monocultivar da Nocellara Etnea.

Da queste terre dalla particolare composizione lavica, derivante dalle eruzioni del 1614-1624 dell’Etna, nasce anche il cru (francesismo che indica un determinato tipo di terreno e/o vino pregiato ndr) Fragore Etna Rosso DOC. Da Ovest a Est, si scende più a sud, nella culla del Barocco dove nasce il primo DOCG della Sicilia, il loro rosso Floramundi Cerasuolo di Vittoria, nel ragusano. Dove grazie al clima tipicamente mediterraneo, vengono alimentate le uve dei più antichi e famosi Nero d’Avola e Frappato.

Un’eterna storia d’amore

Come ogni relazione che si rispetti, bisogna prendersi cura l’uno dell’altro, è così che fa Donnafugata con la propria terra. In termini di sostenibilità e valorizzazione del territorio. In vigna non vengono utilizzati diserbanti e concimi chimici, grazie al monitoraggio dei parametri climatici viene ridotto al minimo l’utilizzo di fitofarmaci. In difesa invece dagli insetti presenti come la tignola, vengono utilizzate trappole e feromoni. È ridotto al minimo l’impatto ambientale grazie alla ricorrenza di tecniche come il sovescio, la concimazione organica, l’irrigazione di soccorso e i diradamenti.

Inoltre la bellezza della barricaia sotterranea di Marsala, scavata nel tufo, dona una temperatura ottimale, riducendo il consumo di energia elettrica. Dallo stesso principio nacque nel 1998 la vendemmia notturna delle uve Chardonnay. Sfruttando l’escursione termica tra giorno e notte fu possibile evitare il raffreddamento delle uve, conservandone il corredo aromatico e riducendo le emissioni di CO2.

Una storia d’amore lunga oltre 160 anni, fatta di dedizione, sacrifici e conquiste, che porta alto il nome della Sicilia e dell’Italia in tutto il mondo. Grazie Donnafugata.

 

di Pamela Romano

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