Judy Chicago: “Sono sempre rimasta fedele alla mia idea di arte”

9 Marzo 2020 • Interviews, Sommario

Judith Sylvia Cohen, in arte Judy Chicago, è in una parola sgargiante. Sgargiante sono la sua arte, lo stile dei capi colorati che indossa e il suo instancabile attivismo sociale. Con oltre cinquant’anni di carriera alle spalle, innumerevoli progetti in arrivo e un’eterna devozione alla sua “idea di arte”, Ms. Chicago al momento è una delle figure più influenti nel panorama artistico americano. La sua retrospettiva, che verrà inaugurata a San Francisco a maggio, è attesa come il culmine di una vasta carriera e dimostrerà che, dall’esordio di The Dinner Party, di strada ne ha fatta molta.

A maggio il De Young Museum di San Francisco ospiterà la sua prima retrospettiva, proprio in occasione del 40 ° anniversario del suo iconico lavoro The Dinner Party.

Questa retrospettiva è veramente il culmine della mia lunga carriera, e mi sta riportando in California, dove tutto è iniziato. Quando The Dinner Party è stato esibito nel 1979 al San Francisco Museum of Art, il suo direttore, Henry Hopkins, ha dichiarato che era l’apice della mia carriera. Ma all’epoca non avevo ancora quarant’anni. Sebbene il pezzo mi abbia portato fama e notorietà, ha anche causato molte controversie inaspettate e, per lungo tempo, ha bloccato la mia crescita artistica. Ho cominciato a dire che speravo di poter vivere abbastanza a lungo da vedere un mio più grande sviluppo artistico ed emergere dall’ombra di The Dinner Party. Ciò ha avuto inizio con l’iniziativa Pacific Standard Time, che includeva molti esempi dei miei primi lavori. Da allora, ci sono stati diverse mostre retrospettive più inclusive, in particolare quella presso l’ICA di Miami nel 2018 che raggruppava tre decadi di lavoro. Molti spettatori l’hanno descritta come una “rivelazione”, probabilmente perché era la prima volta che potevano effettivamente vedere mie opere precedentemente sconosciute.

Che cosa vuole trasmettere alle persone che verranno a vedere questa mostra?

Spero che la retrospettiva lasci agli spettatori la comprensione che l’obiettivo costante della mia carriera è sempre stato quello di dare un nuovo contributo alla storia dell’arte. Per farlo, ho corso molti rischi, personali, finanziari, psicologici, e ho sopportato una quantità incredibile di critica ostile. A differenza di molti altri artisti che hanno avuto il supporto del mondo dell’arte, io ho subito il trattamento contrario. Fortunatamente, alla fine, ha prevalso la mia fiducia nel potere dell’arte.

Parla di “potere dell’arte”. Qual è stata la forza trainante dietro il suo vasto corpus di lavori e il filo conduttore che riunisce la sua varietà di stili?

Nel corso della mia carriera di quasi sessanta anni, ho lavorato su molti argomenti diversi e con una grande varietà di mezzi. Eppure, sono riuscita a rimanere sempre fedele alla mia idea di arte. Questa implica affrontare un argomento, fare ricerca, decidere la tecnica più appropriata e poi intraprendere un viaggio di scoperta, che spesso ha richiesto anni per concludersi. Sono sempre stata interessata alle assenze, alle materie inesplorate. Il mio obiettivo è quello di imparare di più sul mondo e di aprire nuove prospettive di pensiero attraverso l’arte.

Oltre all’imminente retrospettiva, questo è anche l’anno di The Female Divine, una collaborazione con Dior per il fashion show a Parigi della collezione Primavera/Estate 2020. Come è nata questa collaborazione e quale è stato il processo creativo dietro quest’opera?

Questo progetto mi ha fornito una delle maggiori opportunità creative della mia vita. Sono grata a Maria Grazia Chiuri, Olivier Bialobos e Dior per questo dono. La prima proposta del concetto di The Female Divine è nata a luglio 2019. Sebbene richiedesse mesi di intenso lavoro per me e il mio fotografo Donald Woodman, sono rimasta entusiasta dell’opportunità e della sfida che questo progetto ha presentato. Lo sforzo di portare un senso di divinità alle donne è sempre stato al centro della mia arte, poiché sono stata a lungo interessata a trasformare i modi in cui le donne sono viste e come considerano se stesse. The Female Divine consiste in una figura di dea di circa 68 metri. L’interno della struttura è simile a una cappella: brilla di un bagliore dorato, ed è attraversato da una serie di stendardi. Scritte su di essi, una serie di domande, come “What If Women Ruled the World?” (“Cosa succederebbe se le donne governassero il mondo?”), esplorano cosa potrebbe rendere il mondo diverso, un posto più equo. Questo progetto vuole contribuire a cambiare le nostre percezioni delle donne. Vuole trasformare la moda da un veicolo di oppressione femminile a veicolo di potenziamento. Mi ha anche dimostrato l’esistenza di un’ottima fusione tra il mondo dell’arte e quello della moda.

All’inizio della sua carriera è stata una pioniera della pirotecnica. Cosa l’ha affascinata e poi spinta a lavorare su questo supporto? 

Ho iniziato a lavorare in pirotecnica negli anni ’60 e nei primi anni ’70 principalmente perché volevo creare atmosfere che sfidassero la narrazione del paesaggio. Storicamente, la natura è stata rappresentata soprattutto dagli uomini. Invece questi lavori, che hanno infiammato i deserti, i campi e le foreste della California meridionale con fuochi d’artificio, bombe fumogene e altri esplosivi colorati, sono venuti dal mio desiderio di inserire una prospettiva femminile nella conversazione.

Sappiamo che, dopo una pausa di decenni, ora è tornata a creare magnifici pezzi di fumo e fuochi d’artificio. Qual è il prossimo?

Ho preso una pausa di due decenni ma nel 2012, con il supporto dell’iniziativa finanziata dal Getty Museum, sono stata in grado di riprendere da dove avevo interrotto. Ho recentemente creato opere di fuochi d’artificio per il Brooklyn Museum e un’importante scultura di fumo per l’ICA di Miami intitolata A Purple Poem for Miami. Sono entusiasta della risposta che stanno ottenendo questi pezzi. Ora il Nevada Museum of Art mi ha commissionato una scultura di fumo, A Rose for Reno, che avrà luogo nell’ottobre 2020. Sto anche lavorando a un pezzo pirotecnico in coincidenza con la mia retrospettiva al museo DeYoung e ad alcuni altri progetti di livello internazionale. Per il mio 80esimo compleanno, lo scorso luglio, ho creato Birthday Bouquet, una composizione di fumo nella mia città natale di Belen, nel New Mexico, intesa a portare la mia arte nella mia comunità.

Nella sua mostra più recente The End: A Meditation on Death and Extinction, che ha debuttato al National Museum of Women in the Arts di Washington DC, ha affrontato il tema della mortalità e dell’estinzione. Nel contesto dell’emergenza climatica che stiamo vivendo, la sua urgenza di creare arte su questi argomenti emerge chiaramente. Che relazione c’è tra la sua arte e l’attivismo ambientalista?

Attualmente sto lavorando con Hans Ulrich Obrist, il direttore artistico della Serpentine, l’artista Swoon, Jane Fonda, e altre organizzazioni su di un’iniziativa mondiale che porterà l’arte nelle proteste globali in relazione alla Giornata della Terra il prossimo aprile. Però credo che l’arte non abbia responsabilità politiche. Sono gli artisti che hanno delle responsabilità e ogni artista può definire le responsabilità che desidera assumersi. Alcuni vogliono preoccuparsi solo delle proprietà formali dell’arte, altri vedono il potenziale potere dell’arte come un modo per fare dichiarazioni politiche.

E lei in quale di queste due categorie si identifica?

Personalmente, come artista, ho sempre perseguito una ricerca artistica che prevede di rendere l’esperienza femminile un percorso verso l’universale, allo stesso modo di quella maschile. Questo mi ha portato ad affrontare argomenti di significato umano come la nascita e morte, la costruzione del genere, la nostra capacità di malvagità, e il nostro potenziale per un futuro migliore. Ho poi deciso di rappresentare anche il nostro rapporto con altre specie, sia più scherzosamente come in Kitty City, sia più seriamente come nel mio recente progetto The End. Tuttavia, trovo davvero insopportabile che, nel frattempo, le persone al potere in tutto il mondo ignorano ciò che sta accadendo e la distruzione del nostro pianeta.

Ringraziamo caldamente Judy Chicago per la sua disponibilità e la coinvolgente energia, augurandole il meglio per i suoi progetti futuri!

 

di Gaia Lamperti

 

01) Judy Chicago
On Fire at 80
, 2019
Archival Inkjet Print
24 x 30 1/8 in. (61 x 76.5 cm)
© Judy Chicago/Artists Rights Society (ARS), New York
Photo © Donald Woodman/ARS, New York
Courtesy of the artist; Salon 94, New York; Jessica Silverman Gallery, San Francisco; and Cirrus Gallery, Los Angeles

02) Judy Chicago, 2019
© Judy Chicago/Artists Rights Society (ARS), New York
Photo © Donald Woodman/ARS, New York

03) Judy Chicago, 2019
© Judy Chicago/Artists Rights Society (ARS), New York
Photo © Donald Woodman/ARS, New York

04) Judy Chicago, 2019
© Judy Chicago/Artists Rights Society (ARS), New York
Photo © Donald Woodman/ARS, New York

05) Judy Chicago
On Fire; Judy Chicago
, 2020
Archival Inkjet Print
© Judy Chicago/Artists Rights Society (ARS), New York
Photo © Donald Woodman/ARS, New York
Courtesy of the artist; Salon 94, New York; Jessica Silverman Gallery, San Francisco; and Cirrus Gallery, Los Angeles

06) Judy Chicago, 2019
Photo © Donald Woodman /Artists Rights Society, New York

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