Mario Boselli, l’intervista

7 Ottobre 2013 • Interviews

Un destino scritto dal 1586, quando a Garbagnate i suoi antenati già si occupavano di “trattura della seta”. Nel 1959 eredita l’attività del padre Carlo. L’ascesa di Mario Boselli, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana inizia qui.

Gli anni’70 ’80 e ’90 li dedica all’implementazione e sviluppo dell’azienda di famiglia dando vita ad un gruppo tessile diversificato che mantiene la produzione di fili serici ma che pian piano si estende a tutta la filiera fino al prodotto finito.

Non si contano le cariche e le onorificenze ricevute. In passato Mario Boselli è stato Presidente di Federtessile, della Fiera Internazionale di Milano, di Pitti Immagine, dell’Associazione Internazionale della Seta (Lione), della Camera di Commercio Italo Slovacca (Bratislava), di Centrobanca,Membro del Consiglio di Gestione di UBI Banca.

Nel 2005 lascia l’azienda di famiglia per nuovi incarichi. Cavaliere del Lavoro dal 1990, Commandeur de l’Ordre National de la Légion d’Honneur dal 2002 e Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal 2007, ad oggi il Cav. Mario Boselli è anche Presidente, del Fondo Pensioni per i Pensionati Cariplo, di Setefi e di Moneta (Gruppo Intesa SanPaolo), di F2i Reti TLC spa, dell’Associazione Italia – Hong Kong e Membro dei CdA di altre aziende quotate e non.

Gentilmente ci ha lasciato avvicinare consentendoci un’intervista all’uomo, a colui che la moda l’aveva già scritta nel Dna.

1. Cavalier Boselli lei nasce in una famiglia dalla longeva tradizione tessile ovviamente non per scelta sua, ma con volontà e determinazione decide di seguire le orme dei suoi predecessori portando l’azienda di famiglia a livelli di eccellenza. Forse erano anni più semplici, c’era più libertà di azione, forse meno saturazione del mercato o forse più ingegno e passione e meno distrazione? Fatto sta che oggi si arranca, com’ è andata la sua di storia? Che ricordo ha di quegli anni?


In effetti alcune delle cose da voi citate, circa le situazioni più semplici, più libertà d’azione, una minore saturazione del mercato sono vere e il risultato era quello di maggiori profitti nelle attività imprenditoriali. Avrei invece dei dubbi nell’affermare che c’era allora più ingegno e passione.
A mio giudizio la differenza sta nel fatto che oggi per poter intraprendere un’attività imprenditoriale si deve forse essere ancor più determinati di una volta, anche perché per ottenere buoni risultati economici bisogna faticare molto di più.
La mia storia è molto semplice, ho iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia il 23 agosto 1959 e ho lasciato l’azienda nell’aprile del 2005. Gli anni del mio impegno imprenditoriale sono stati davvero splendidi, perché hanno coinciso con il matrimonio, la nascita dei miei figli e dei miei nipoti.

2.La sfida e la vittoria più grande di quegli anni, quella che ancora ricorda, quella che forse ha fatto la differenza.


La sfida più grande è stata quando negli anni sessanta l’attività storica di famiglia nell’ambito dei filati ha dato vita all’attività di produzione dei tessuti a maglia, jersey e interlock, che in poco tempo ha raggiunto i massimi livelli di qualità e creatività, facendo sì che tali tessuti venissero adottati da tutti i grandi stilisti del prêt-àporter di alta gamma.

3.Umanamente cosa crede abbia reso possibile la sua ascesa (passione, supporto famigliare, serenità in famiglia, impegno e devozione nel lavoro, ingegno, voglia di fare ?), esiste un momento di smarrimento? In cui ha detto “no, non ce la faccio, non ci riesco”?


Prima di tutto ringrazio per la domanda dal tono elogiativo, in realtà non credo di aver compiuto alcuna particolare ascesa, ma ho sempre lavorato con determinazione, impegno ed entusiasmo nei vari ambiti nei quali mi sono impegnato. Sia nelle aziende, che nelle istituzioni: dalla Federtessile, a Pitti Immagine, fino ad arrivare alla Camera della Moda. Un momento di smarrimento vero non c’è mai stato. Di difficoltà ne ho incontrate, qualche momento di amarezza e di solitudine ho dovuto affrontarlo, ma ho sempre saputo mantenere “dritto il timone”, consapevole della via da seguire e fermo verso il raggiungimento delle mie mete. Credo inoltre di poter dire che il tempo è stato galantuomo.

4.Quando è stato eletto presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana dentro avrà avuto un desiderio, qualcosa da realizzare, qualcosa di prioritario, qualcosa che non poteva più aspettare …. Ci è riuscito?


Sono stato eletto Presidente 13 anni fa succedendo, in quanto Vice Presidente, all’allora Presidente dimissionario Santo Versace. Sono stato poi eletto dall’Assemblea dei Soci nell’aprile 2001. Ciò che ho desiderato per più di un decennio si è alla fine realizzato nell’aprile di quest’anno con l’elezione del nuovo Consiglio Direttivo. I più importanti attori della moda italiana hanno deciso di scendere in campo, di coinvolgersi in prima persona per dare un nuovo corso alla Camera, e in questo mondo una nuova linfa vitale a tutto il sistema. Questi grandi protagonisti della moda hanno deciso non solo di “metterci la faccia”, ma anche di dotare la CNMI d’importanti risorse finanziare, che permetteranno di fare cose belle e buone per l’intero sistema.

5.A settembre , a Milano Moda Donna gli emergenti sono stati “spalmati” lungo tutto il calendario e non relegati all’ultimo giorno, magari auspicando un generoso sistema di tutoraggio, come fece Armani per Andrea Incontri…


E’ stata presa la decisione di non concentrare le sfilate dei giovani talenti l’ultimo giorno di calendario, ma di diluire le loro sfilate nell’arco dei sei giorni questo al fine di dare una maggiore visibilità alla creatività giovane. Inoltre proprio in occasione dell’appena conclusa settimana della Moda, la Camera Nazionale della Moda Italiana grazie alla collaborazione con il Comune di Milano ha messo a disposizione di tre talenti emergenti una prestigiosa location per le sfilate:la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale.

Decisioni come quella di Armani sono altre importanti iniziative di supporto ai talenti emergenti e ci auspichiamo che siano sempre di più i progetti e le azioni di questo tipo. Gli emergenti di oggi sono il futuro del nostro Made in Italy.

6.Alle ultime Fashion Week Uomo, tanti grandi assenti, alcuni per, diciamo, visioni diverse rispetto alla Camera della Moda, altri hanno privilegiato piattaforme diverse come quella di Shanghai… cosa succede, cosa sta cambiando ma soprattutto possiamo contenere o invertire il passo…?


Mi permetterei di dire che nel calendario di Milano Moda Uomo non ci sono stati grandi assenti. Tra l’altro il discorso non può riguardare le Maison che vanno all’estero per un evento sporadico, per presentarsi su un determinato mercato, penso per esempio a Moschino con il suo evento a Shanghai, ma che poi sfilano regolarmente a Milano.

7.L’ultima domanda e vorrei chiudere come ho iniziato, la faccio all’uomo:
Qualcosa ancora di insoluto, qualcosa che si è sempre prefissato e che voleva realizzare nella sua vita nella sua carriera o qualcosa di cui va particolarmente fiero e orgoglioso e detiene le basi di quello che oggi è il Cavalier Mario Boselli?


Devo dire che non ho particolari rimpianti e non c’è un obiettivo lavorativo che avrei voluto realizzare e che invece non si è realizzato. Ho lavorato molto, con passione ed impegno, e posso dire di aver ottenuto buoni risultati. Quello che mi piacerebbe adesso sarebbe di poter disporre di più tempo per me stesso e da passare con i miei cari.

 

di Federica Piacenza

 

 

 

 

One Response to Mario Boselli, l’intervista

  1. PaolaAlbano ha detto:

    Non so dove trovare un filato in matassa Vanilla 100/100 seta Mario Boselli.

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