Francesca Piccinini, la leggenda della pallavolo

6 Aprile 2020 • Interviews

La leggenda della pallavolo Francesca Piccinini è tornata in campo più determinata di prima. Con la stessa umiltà di sempre, ma con un preciso obiettivo: vincere quella medaglia olimpica tanto inseguita ma non ancora vinta. Gilt Magazine ha avuto il piacere di intervistarla, scambiando con lei una piacevolissima chiacchierata, in esclusiva per voi lettori.

Hai iniziato la carriera da pallavolista nel 1991, alla sola età di 14 anni. Come sei riuscita a gestire, nel pieno dell’adolescenza, il tuo mondo sociale con l’attività sportiva agonistica? 

Quando ho intrapreso la carriera agonistica ero molto piccola, avevo solo 14 anni, e devo ammettere che non è stato semplice. Questo perché, avendo fin da subito iniziato a giocare in seria A1, le società pretendevano da me l’essere un’atleta completa con molte responsabilità. Dovevo sottostare agli allenamenti e alle tante partite. Ad oggi le ragazze di una stessa squadra crescono insieme, e questo io non so cosa significhi. Ai tempi ero la più piccola e venivo comunque trattata come tutte le altre che avevano dai 17 ai 20 anni. Per questo posso affermare che la mia adolescenza è stata diversa. Terminavo la scuola e la mia casa era la palestra, il sabato. Non esisteva l’uscita con gli amici a causa degli allenamenti, e la domenica non potevo stare con la mia famiglia perché c’erano le trasferte, le partite o i tornei.

Non sapevo cosa fossero la settimana bianca e le gite scolastiche. Fin da piccola la mia vita è stata dedicata alla pallavolo, e questo mi ha portato a dover crescere più velocemente rinunciando in gran parte alla mia giovinezza. Ci troviamo in un momento storico dove abbiamo la possibilità di poter stare vicino anche virtualmente alle persone a cui vogliamo bene, perché piattaforme tecnologiche come Skype o i social network ce lo permettono. Sorrido se dovessi ripensare al 1998, quando avevo solo 18 anni ed ero in Brasile per giocare la finale come straniera, e non esistevano  ancora queste possibilità. I miei cari li sentivo grazie alle lettere che ci potevamo spedire. Sinceramente, se dovessi tornare indietro, non avrei né rimorsi, né pentimenti, anzi. Rifarei tutto quello che ho fatto fino ad oggi per la mia carriera.

A settembre 2019 hai dichiarato il ritiro dal mondo agonistico della pallavolo. Ma hai appeso le ginocchiere al chiodo solo per poco, perché a gennaio hai ricominciato a giocare nello UYAB di Busto Arsizio. Cosa ti ha spinto a tornare in campo? 

Affermo che la scelta di smettere di giocare è stata da me fortemente voluta. La squadra UYAB di Busto, tuttavia, durante l’estate fino a gennaio, all’apertura del mercato, ha continuato a cercarmi. Inizialmente ero convinta e ferma sulla mia decisione, e solo successivamente ho trasformato questa opportunità in una sfida personale: vincere quella medaglia olimpica che in tutta la mia carriera non ho ancora ottenuto. Torno in campo per cercare di realizzare il mio sogno.

Sei stata non solo una delle più forti e brillanti pallavoliste della nostra nazionale, ma anche modella per la rivista maschile Men’s Health, scrittrice di una bellissima biografia (“La melagrana” ndr.) e tra i protagonisti, con un cameo, della pellicola di Fausto Brizzi “Femmine contro Maschi”. Se non avessi fatto la pallavolista cosa ti sarebbe piaciuto fare? Avresti voluto affrontare altri sport o avresti preferito altre professioni? 

Mi sono innamorata della pallavolo alla sola età di 8 anni guardando “Mila e Shiro”, e da lì il mio sogno è stato quello di fare della mia carriera questo sport. Fantasticavo di giocare nella nazionale italiana contro quella giapponese, proprio come nel mio cartone animato preferito. A 8 anni, dunque, posso dire di aver già fissato nella mente e nel cuore i miei obiettivi per il futuro. Ciò nonostante, nel tempo libero mi sono dedicata a fare anche dell’altro, come scrittrice, modella e attrice; ho avuto la fortuna di recitare con professionisti come Ficarra e Picone, che sono stati ottimi e divertenti compagni di avventura. Ma affermo con fierezza che la mia priorità è sempre stata la pallavolo, e non ho mai pensato di voler fare altro nella mia vita.

Pensi che nel mondo della pallavolo, come nello sport in generale, ci sia ancora un’accezione maschilista? Ad esempio nella differenza di stipendi tra uomo e donna. 

Anche nella pallavolo, ahimè, esiste questa accezione. Anche se, ironia della sorte, probabilmente abbiamo vinto più medaglie noi rispetto alla nazionale maschile italiana. È forse arrivato il momento di affermare questa parità? In questa situazione di pausa e stop mondiale si dovrebbe fare un’autoriflessione su queste distinzioni che non portano a niente di positivo. Anzi, è un’ingiustizia, tenendo in considerazione le stesse ore di allenamento, gli stessi sforzi e sacrifici. Le donne valgono quanto gli uomini, sono determinate e inquadrate. E diciamocelo, sono molto più multitasking degli uomini.

Chi stimi e prediligi come attuali giocatrici della Nazionale Italiana di Pallavolo? 

Sicuramente Paola Egonu e Miriam Sylla. La caratteristica che le distingue è la positività, oltre al fatto che, negli anni, hanno dimostrato di crescere sia a livello pallavolistico che umano. La loro più grande qualità è quella di essere ragazze solari. Noi facciamo un bellissimo sport di squadra e quando si scende in campo è giusto trasmettere la nostra passione sia a chi ci guarda che alle nostre compagne di squadra. Bisogna giocare con il sorriso, e questo aspetto lo trovo molto spiccato sia in Miriam che in Paola.

Cambiando discorso, in questo momento ci troviamo di fronte a una pandemia mondiale che ha portato il rinvio al prossimo anno delle Olimpiadi di Tokio 2020. Pensi che le federazioni sportive stiano affrontando nel migliore dei modi la catastrofe attuale? Tu, invece, nel tuo privato, come stai vivendo questa situazione e come la stai affrontando? 

L’Italia, come tutto il mondo, si è ritrovata da un giorno all’altro ad affrontare questa sfida che ci sta mettendo in ginocchio su più fronti. Ci sono tante persone e tante aziende che hanno investito sullo sport, e dover annullare tutto è una perdita enorme. Penso però che la cosa più importante che abbiamo sia la salute e la vita delle persone, quindi è giusto lasciare in stand by lo sport e rimanere a casa. Bloccare i campionati, così come posticipare le Olimpiadi, è stata la scelta migliore. Oltretutto è impensabile lasciar gareggiare gli atleti dopo mesi di stop. Io sto bene, anche se non è facile. Bisogna essere positivi e mettersi nelle condizioni di passare il tempo nel miglior modo possibile. Io, ad esempio, non perdo le buone abitudini: mi sveglio presto al mattino e cerco di apparire presentabile e piacevole a me stessa. Così come nello sport, anche nella vita: cerco di darmi da fare ogni giorno non perdendo mai il sorriso e il buon umore.

Parlando di moda invece, ti senti una donna attenta alle tendenze del momento? Con quale  capo di abbigliamento riesci ad esprimere al meglio la tua personalità? Prediligi lo shopping online o in store?

Chiaramente la tuta è l’abbigliamento più comodo, ed essendo una sportiva ce l’ho spesso. Questo non prescinde il fatto che seguo e amo la moda. Preferisco andare a comprare di persona nel negozio o in boutique proprio per indossare i capi, vedere come mi stanno e assaporare lo shopping.
Sono anche molto camaleontica: a seconda del momento, della giornata e dello stato d’animo passo da un look classico a uno più rock. A volte mi alzo e a seconda del tempo decido di vestirmi con colori più chiari o più scuri. Il mio è un look versatile, dinamico, e se vogliamo dirla tutta anche un po’ meteoropatico.

Sei riuscita a fare della tua passione il tuo lavoro. Un consiglio che vuoi dare alle nostre lettrici che vogliono intraprendere il tuo percorso o che vogliono realizzare questo stesso sogno?

Per porsi un obiettivo è necessario metterci passione e credere ai propri sogni. Non arrendersi alle difficoltà e tenere sempre ben in mente qual è l’obiettivo da raggiungere. Sarà scontato dirlo, ma bisogna avere il coraggio di inseguire i propri sogni con tanta positività.

Ringraziamo Francesca Piccinini per la disponibilità e la gentilezza, augurandole il meglio per il suo futuro personale e professionale!

 

di Manuela Poidomani

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