Uma Wang Milano Women FW 2015-2016

Uma Wang alla ricerca dell’ombra dell’amore

7 Marzo 2015 • Fashion

La stilista di origini cinesi Uma Wang presso Palazzo dell’Arengario propone per la stagione Autunno/Inverno 2015 – 2016 una collezione che coniuga moda e funzionalità attraverso poetiche dimensioni.
Una precisa e strutturata ricerca di preziosi tessuti per la fabbricazione dei capi che, con tecnica sartoriale, mixa ed accosta per creare abiti in grado di esplorare il tempo e lo spazio attraverso l’incontro di Oriente ed Occidente.
Nuove forme e lunghezze fasciano e avvolgono in modo armonioso il corpo per esaltare una femminilità rilassata; mentre stampe provenienti da tappezzerie francesi del diciannovesimo secolo, elementi appartenenti alla cultura del Medio Oriente e dettagli che evocano le pieghe degli origami giapponesi valorizzano sovrapposizioni, ampi volumi e rigonfiamenti.
La sfilata, all’interno della magnifica sala delle Cariatidi, scorre e identifica differenti codici estetici.
Le romantiche atmosfere decadenti del film Solo gli amanti sopravvivono di Jim Jarmusch, pellicola presentata al festival di Cannes, vengono focalizzate dalla designer per ispirarsi liberamente ad un linguaggio dove personaggi- vampiri che hanno vissuto secoli di storia percorrono limiti esistenziali.
Il colore rosso, nelle sue diverse tonalità, è stampato sui capispalla e definito nei dettagli e nelle rifiniture, diventando testimonianza del desiderio di vita immortale, mentre un nobile pyjama assume il disprezzo nei confronti della vita mortale.
Gli altri colori della palette sono il beige, il cammello, il nero e il rosa chiaro che si mescolano tra righe verticali e orizzontali intessute e jacquard.
Le pettinature sono sciolte e leggermente bagnate, le scarpe flat senza alcun accessorio.
Uma Wang progredisce con il suo lavoro e si spinge verso un livello più profondo di ricerca, per scoprire l’amore o meglio l’ombra di un amore che trascende il tempo e lo spazio e si traspone sui capi offrendo eleganti allure senza tempo.

di Cristina Rizzi

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