Il Rosso Valentino calca decenni di moda

5 Febbraio 2017 • Fashion

Simbolo della vita, del sangue, della gioia di vivere. Fu battezzato “Rosso Valentino” fin dal lontano spettacolo d’Opera di Barcellona, quando Valentino Garavani, ancora studente, intravide tra la folla una Signora vestita di velluto rosso e ne rimase folgorato. “Fra tutti i colori indossati dalle altre donne, mi è sembrata unica, isolata nel suo splendore. Non l’ho mai dimenticata. Penso che una donna vestita di rosso sia sempre meravigliosa, è la perfetta immagine dell’eroina.” Fu così che quella dama divenne la sua dea del rosso, e ne fu musa ispiratrice per i decenni a seguire.

Lo Stilista romano scelse una particolare tonalità, molto accesa, tra il carminio, il porpora e il rosso di cadmio, a cui diede il suo nome, e che divenne uno dei pilastri della sua moda fino ai nostri giorni. Se, infatti, dal 1959 (anno di apertura del primo Atelier in via dei Condotti 15, a Roma) gli stili e le tendenze variano in risposta a cambiamenti politico-sociali, il Rosso e l’eleganza rappresentano il binomio onnipresente, e iconico, delle prestigiose collezioni Valentino, che volle creare abiti che le donne potessero indossare con semplicità tutti i giorni, nella loro vita quotidiana.

Gli anni Sessanta videro le donne di Valentino vestite di lunghi abiti a trapezio, cocktail dresses con chiffon e trasparenze, fiori e fiocchi in tessuto che generano volumi inaspettati, ed eleganti drappeggi appresi nell’atelier parigino di Jean Dessès. Gli anni Settanta, invece, con il loro clima di disillusione e nichilismo, si riflessero perfettamente nei bruschi tagli a ghigliottina degli abiti (ossia tagliati con una sforbiciata, spesso in modo asimmetrico, e con un orlo irregolare). Infine, gli anni Ottanta videro protagonista una sofisticata business-woman e la sua silhouette a T, dalle spalle importanti: i volumi vennero ottenuti attraverso l’uso di arricciature, negli abiti, o imbottiture nelle spalle dei tailleurs.

L’abito Rosso Valentino si evolve decennio dopo decennio, rimanendo estremamente attuale: tagli lineari o abiti a sirena con drappeggi elaborati direttamente sul corpo della modella, abiti monospalla con profonda scollatura sulla schiena, o ancora, abiti a clessidra. Forme volutamente esasperate, ed equilibrate poi da altre lineari, raggiungendo così una perfetta armonia delle proporzioni, che hanno reso la sua moda “classica”. L’obiettivo? Rendere le donne belle e femminili.

Con il tanto celebrato addio alla moda di Valentino (nel 2007), dopo quarantacinque anni di splendente carriera, il brand dà il suo benvenuto alle creazioni della Direttrice Creativa Alessandra Facchinetti, e successivamente a quelle del duo Chiuri-Piccioli. Nel 2014, proprio questi ultimi presentarono a Shanghai, in occasione dell’apertura di un nuovo flagship store, la collezione NO SEASON: realizzata nei toni di un rosso dalle mille sfumature, alternando differenti consistenze di tessuti; una celebrazione del colore simbolo della Cina, oltre che della Maison. E nel 2017? Pierpaolo Piccioli ha realizzato, da solista, una collezione per questa Primavera/Estate che vuole sancire un nuovo inizio, basato sulla reinterpretazione dei codici stilistici della Maison, per accantonare il passato e poter guardare al futuro, al progresso, alla trasformazione.

Il rosso dunque non manca anche in questo nuovo capitolo di Valentino: plissé a soffietto, che lasciano intravedere gli spicchi rossi all’interno, trenchcoats ed abiti trasparenti in pizzo. Rosso declinato anche nei pantaloni di velluto in cotone dévoré, che si rifanno agli jacquards veneziani Cinquecenteschi. Il tutto, unito ad uno spirito punk che vuole le donne di oggi uniche nella propria creatività individuale; portatrici di una bellezza che risiede nell’imperfezione, nell’autenticità dell’espressione personale.

E allora, siamo pronte a vestire i panni delle moderne Dee del Rosso Valentino?

di Sabina Cenac

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