La danza, il teatro e la moda

7 Ottobre 2019 • Fashion, Sommario

Ottobre e il teatro

Come ogni anno si rinnova l’appuntamento con l’arte teatrale. Nuovi programmi stilati in tutte le città italiane e non solo, e silenti richiami non mancano nel mondo della moda, alla conclusione del fashion month settembrino.

La danza è teatro, la moda è teatro

“Anche la moda, come il teatro, trasforma la realtà, è in un certo senso creatrice d’illusione. Il creatore di moda veste i sogni e la vita di ogni giorno, il costumista veste la finzione, le creature della fantasia, qualche volta i miti”. Diceva Giorgio Strehler, regista teatrale e direttore artistico italiano fondatore del Piccolo Teatro di Milano. Se fu per primo Paul Poiret a voler vedere i suoi abiti in movimento su un palcoscenico, è Chanel a possedere il primato delle collaborazioni. Partendo dai costumi di Antigone per Jean Cocteau nel 1922, fino alle recenti creazioni per l’Opéra di Parigi inaugurata a fine settembre. Il comfort, l’eleganza, la maestria dei dettagli, il bianco e il nero, i fiori: c’è tutto Chanel nei costumi creati per il balletto Variations. Coreografato nel 1953 dal grande amico di Gabrielle Chanel, Serge Lifar, conosciuto quando era ancora un ballerino, avrà le musiche di Franz Schubert.

Chanel, la danza e le scenografie

Parigi, anche durante la Fashion Week Spring/Summer 2020 da poco terminata, tiene alto il tasso teatrale dei suoi fashion show e fashion set. Chanel stupisce ancora una volta con la scenografia del Grand Palais firmata da Etienne Russo, fondatore della società di eventi e produzioni Villa Eugénie. Società che ha reso possibili e calpestabili, in senso buono, tutte le megalomani idee del grande Kaiser Karl negli ultimi otto anni. Il nuovo pret-à-porter firmato Virginie Viard, successa a Karl Lagerfeld, si presenta dall’alto dei tetti di Parigi. Abbastanza evocatrice, senza troppi sfarzi, sia nella presentazione che nella collezione, la nuova SS20 è decisamente giovane. Più gambe scoperte, immancabile tweed e quell’allure da Nouvelle Vague degli anni ‘50 e ‘60 che ha ispirato la nuova direttrice creativa della maison.

Issey Miyake e lo spettacolo delle pieghe

Un bravo istruttore di danza o recitazione deve preparare gli allievi all’esibizione di fronte a un grande pubblico; il designer fa lo stesso. Colui che crea dà grande responsabilità alle modelle e a chi si occuperà della musica e della scenografia, di portare in scena il proprio messaggio. Ma chissà quanto si saranno divertite le modelle dell’ultimo fashion show firmato Issey Miyake. Tre modelle in intimo ocra alzano le braccia e vengono vestite da dei droni che rilasciano gli abiti che indosseranno.

Una volta vestite iniziano a saltellare e danzare a suon di African Nights di Eric Muller e Maurin Zahnol. Impossibile restare fermi, la gioia è nell’aria, questi abiti colorati e molleggianti fanno venir voglia di indossarli subito. Un altro nuovo direttore, il giovane Satoshi Kondo, porta avanti un grande nome che ha fatto la storia della moda e del plissè. Una piega resa iconica dopo esser stata testata su un palcoscenico, quando Issey conobbe il coreografo William Forsythe. Fu così che creò gli abiti per il balletto The Loss of Small Details, 1991. E chi più dei ballerini poteva testare la comodità degli abiti che Miyake sognava per esaltare il corpo, senza costringerlo. Ogni dubbio svanì e il resto è noto con il nome di Pleats Please, una collezione passata alla storia. In seguito gli stessi ballerini si ritrovarono a sfilare sulle passerelle di Miyake e uno di loro, Steven Galloway, divenne uno stilista, oltre che coreografo.

L’istruzione e la moda puntano al Teatro

La moda italiana si è unita al Comune di Milano per avvicinare i giovani al Teatro, con la scorsa edizione di Vogue for Milano. La serata, ormai nota per i suoi eventi in città, quest’anno ha deciso di fare del bene per i più giovani. I ricavi sono stati disposti al finanziamento dell’acquisto di un pianoforte e altri impianti di scena per le scuole del quartiere di Quarto Oggiaro. Nella speranza che questo scambio non finisca mai e che continui a lasciare a bocca aperta grandi e piccini.

 

di Pamela Romano

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