Canali torna a Pitti con l’eleganza soft-tech

11 Gennaio 2019 • Fashion

Con un colpo a sorpresa, Canali abbandona l’abituale Fashion Week Uomo di Milano per presentare il suo Autunno/Inverno 2019-2020 a Pitti Uomo 95. E lo fa in grande stile, ritagliando per il suo evento il prestigioso spazio di Palazzo Antinori.

Una manifestazione, il Pitti, che per Canali ha segnato traguardi importanti: da sempre espositore di punta del salone fiorentino, il brand aveva ricevuto nel 2003 addirittura il Premio Pitti Immagine Uomo.

L’eleganza soft di Canali

Quello che Canali mette in scena per la prossima stagione invernale con la sua capsule Black Edition è un’eleganza che decostruisce gli stilemi classici della formalità. Si parla di soft-wear, di linee decisamente non marcate, di volumi ariosi. È una rivisitazione del classico, di un gentiluomo che si sente nei suoi panni anche senza camicie inamidate e che sa alternare il parka ultralight al doppiopetto, la sneaker logata allo stivaletto in pelle, il blazer al dolcevita, il pantalone denim con risvolto al modello con fit classico.

Il casualwear dall’anima tech

La sperimentazione con volumi e materiali prosegue nel comparto casualwear. Tornano i colori della palette di stagione, giocata fra nero e antracite, con incursioni nell’ocra, nel prugna e nella fantasia tartan. L’abbigliamento evoca uno stile urbano e sofisticato, da uomo della City che però non sa rinunciare ad un buon libro accompagnato da un bicchiere di vino accanto al camino.

L’eleganza rilassata dei capi non può poi nascondere la preziosità dei materiali utilizzati anche in questa linea: il cashmere-seta è infatti ricorrente, e si sposa addirittura con un piumino la cui forma voluminosa sembra mutuata dallo sportswear. Alle fibre naturali si accostano anche i materiali tecnici, in una ricerca stilistica volta ad unire sartorialità e funzionalità. Sembra che Canali voglia di fatto abbattere la barriera fra business e leisure, ricongiungendo l’anima informale con quella compassata del guardaroba maschile.

 

di Martina Faralli

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