The Grand Budapest Hotel: dove il cinema diventa stile

8 Aprile 2019 • cinezoom

The Grand Budapest Hotel e lo stile scenografico di Wes Anderson

Il regista Wes Anderson è conosciuto per il suo stile scenografico unico, che lo distingue dai suoi colleghi contemporanei e una delle sue prove migliori, in questo senso, è proprio il film The Grand Budapest Hotel (2013).

Sembra impossibile dimenticare la facciata rosa dell’edificio protagonista, e infatti l’uso dei colori è sempre stato un elemento connotativo delle pellicole dirette dal regista americano; le sue palette vengono studiate minuziosamente. E quindi anche gli interni del Grand Budapest Hotel non si esimono dal catturare la nostra attenzione. Basti pensare al rosso acceso della conciergerie e dell’ascensore dell’incantevole albergo.

Il progetto del Grand Budapest Hotel

Lo stile del Grand Budapest Hotel, poi, è un mix tra Art Nouveau e Déco; la location usata principalmente per gli interni è il Görlitz Department Store, storico grande magazzino della città tedesca, il cui atrio si è conservato perfettamente fino ai giorni nostri. Inoltre, sempre per quanto riguarda le riprese dell’hotel, fu realizzato un modello in scala di tre metri.

Il progetto, opera dello stesso Anderson insieme allo scenografo Adam Stockhausen (che proprio per questo film vinse l’Oscar per la Migliore Scenografia), fu il risultato di una meticolosa ricerca per il tipico hotel europeo di primo Novecento. Si possono notare alcune caratteristiche prese in prestito da diversi edifici di questo tipo: il Grand Hotel Pupp e il colore rosa del Bristol Palace, entrambi a Karlovy Vary (Repubblica Ceca), e il Grand Hotel Gellért di Budapest.

È dunque importante sottolineare che Wes Anderson è sicuramente un genio cinematografico per il suo stile unico, ma non sarebbe tale se non lo alimentasse con studio e ispirazione. Viaggiando, non solo con la mente, ha così creato un’atmosfera lussuosa e di un’epoca lontana, ma romanticamente accogliente e in grado di affascinare il pubblico. Un vero insegnamento da maestro.

 

di Maria Giulia Gatti

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