Il mito di Sex and the City che aiuta le donne ad alleggerire il cuore

20 luglio 2017 • cinezoom

Prendiamo un gruppo di amiche e collochiamolo in un ambiente dove ci siano spiaggia, sole, ristoranti chic e buona musica; siamo sicuri che non si stancherà tanto facilmente. Mettiamo poi un gruppo di amiche che invece vanno in vacanza a seguito di una delusione d’amore; quello, certamente, diventerà un viaggio indelebile, soprattutto se quelle quattro amiche si chiamano Carrie (Sarah Jessica Parker) , Miranda ( Cyntia Nixon), Charlotte (Kristin Davis) e Samantha (Kim Catrall).

Sex and the City: 145 minuti di spensieratezza. Una pellicola in cui non compaiono certo il senso della vita o le lezioni su come cambiare il mondo, piuttosto si evince uno scenario divertente, avventuroso e amichevole! Che piaccia o meno, Carrie & friends si sono imposte negli anni come paradigma imprescindibile nell’immaginario contemporaneo delle donne indipendenti, romantiche ma disinibite. Quattro amiche senza censure s’interrogano sui luoghi comuni della femminilità, dell’amore, delle relazioni sentimentali; rimescolano ambiguamente rivendicazioni femministe e retrocessioni conservatrici, approcciano i miti dell’esperienza femminile e si confrontano apertamente con un mood culturale.

Sex and the City si rivolge per lo più ad un pubblico femminile spinto dalla forte necessità di sognare, di condividere e divertirsi. Sogniamo di poter camminare su tacchi vertiginosi per tutto il giorno senza che i piedi ci oppongano resistenza, anche sulle sabbie del deserto se necessario, sogniamo salite e discese scenografiche dai taxi, di cambiarci d’abito almeno cinque volte al giorno. Nel film si assiste infatti alla concretizzazione di un mito osannato dalla stragrande maggioranza delle donne: lo shopping; un fashion system contraddistinto dalle celebri Manolo Blahnik, da borse, abiti griffati, ristoranti alla moda, feste del bel mondo, quartieri costosi, riviste patinate e molto altro.

Una pellicola che racchiude sfarzo e bellezza al femminile, ma che nella sua leggerezza consacra anche la difesa dell’indipendenza, problematizzando con intelligenza e freschezza una quantità di luoghi minacciosi del post-femminismo. Sex and the City, inoltre, prova a scuotere (e ribaltare) alcuni luoghi comuni che contraddistinguono l’ “universo rosa”: principi azzurri, matrimonio, sessualità, maternità, effetti negativi della carriera, provando invece a riattivare e rendere omaggio ad indipendenza economica, rivendicazione della singletude, amicizia e alleanza femminile, vivacità sessuale, curiosità omosessuale, rapporto complesso con la maternità.

Una “fiaba” per le amiche, per le donne che combattono contro le difficoltà di tutti i giorni, ma che vogliono continuare a sognare per alleggerire il cuore.

di Chiara Marrapodi

[ssba]

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