Miracle: il miracolo sul ghiaccio della storia dello sport

5 Giugno 2019 • cinezoom

Miracle, ci sono partite che non si possono perdere

È risaputo: lo sport deve essere guidato principalmente da un unico spirito, quello del gioco e del divertimento rispettosi, che fanno bene; e non ci dovrebbe essere gusto nel giocare solo se si vince. Miracle, film del 2004 di Gavin O’Connor, però, insegna che ci sono partite che non si possono perdere.

Stati Uniti, febbraio 1980. A Lake Placid (New York) si stanno disputando i XIII Giochi Olimpici Invernali. Herb Brooks (interpretato da Kurt Russel), hockeista olimpico tra il 1964 e il 1968, è l’allenatore della squadra statunitense di hockey su ghiaccio con un compito arduo: battere l’Unione Sovietica, che ha vinto le precedenti quattro edizioni. La sfida risulta ancora più difficile se si pensa che la squadra è composta da giovani giocatori dilettanti. Per questo motivo tale evento e l’oro olimpico che ne conseguì sono ricordati come il Miracolo sul ghiaccio.

La Guerra Fredda nella storia e nello sport

Miracle è una bella parabola sull’invito a non arrendersi mai, anche quando il destino è avverso e nulla sembra essere a tuo favore. Una sensazione che i giocatori della squadra statunitense devono aver provato; provenivano quasi tutti da campionati universitari e dilettantistici, e anche Neal Broten, tra i pochi ad aver firmato con La NHL, non aveva ancora partecipato a questa lega professionistica, la principale nel mondo dell’hockey sul ghiaccio. In più si tratta della Guerra Fredda, e lo scontro USA contro URSS è sempre molto sentito; d’altronde, si parla dei due blocchi che controllano il mondo occidentale.

Gli Stati Uniti, dopo la partita contro i sovietici, dovettero comunque affrontare ancora la Finlandia, contro la quale vinsero; totalizzando due vittorie e un pareggio conquistarono la medaglia d’oro. Nonostante ciò, spesso si pensa che sia stata proprio la vittoria raccontata in questo film a far vincere l’oro agli USA.

Tra finzione e realtà, la storia narrata in questa pellicola dona un bell’insegnamento: bisogna lasciare le rivalità tra compagni alle spalle e restare uniti, perché la vittoria non si ottiene solo con il talento, ma anche con impegno, fatica e soprattutto gioco di squadra. E perché sulla maglia “il nome scritto davanti è molto più importante di quello dietro”.

 

di Maria Giulia Gatti

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