Birdman: indossare una maschera nella vita reale

12 Ottobre 2020 • cinezoom

Birdman, di Alejandro González Iñárritu

Alejandro González Iñárritu è un regista e sceneggiatore che si intende di film di successo; non a caso, ha diretto pellicole quali 21 grammi, Revenant e, nel 2014, Birdman – o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza). Quanto può essere difficile coniugare famiglia, carriera e felicità quando sei un attore? A quanto pare molto, o almeno così sembra per Riggan Thomson (Michael Keaton), attore caduto in disgrazia dopo aver conosciuto un grande successo nei panni del supereroe Birdman; ora, in crisi con famiglia e conto in banca, vuole mettere in scena a Broadway uno spettacolo teatrale tratto dall’opera “What We Talk About When We Talk About Love” di Raymond Carver.

Riggan vuole dimostrare di essere più bravo di un qualunque divo di Hollywood che si traveste da supereroe, con blockbuster davvero finti, ma così apprezzati dal pubblico. E se ci si mette la sua inseparabile nemesi, il suo inconscio che veste il costume di Birdman e che lo vuole far desistere dall’idea del teatro, quello impegnato e serio, che, però, non porta guadagno e gloria, la crisi di nervi è dietro l’angolo.

Birdman, una commedia dai tratti oscuri

Quello che fa ridere di questo film arriva come un pugno allo stomaco a farci riflettere; si tratta dell’umorismo, quello che Pirandello definiva il sentimento del contrario. Ci diverte, ma subito dopo ci porta a pensare che non faccia poi così tanto sorridere. Dietro al costume di Birdman, come una maschera che nasconde l’ego di Riggan – anche qui di gusto pirandelliano – c’è un uomo in cerca di approvazione e amore; l’essere umano che vuole affermarsi, presuntuoso e finto, ma così reale nella sua falsità quotidiana.

La sapiente regia si accompagna perfettamente agli interpreti del cast; accanto a Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone e Naomi Watts. Il caos dell’animo del protagonista si riflette negli specchi e nelle lunghe riprese in piano sequenza, con i personaggi che entrano ed escono dalla sua vita, come i momenti di felicità, tristezza, depressione ed euforia. Un racconto che vuole rappresentare la società odierna, che detta attraverso i social le regole della partita, anche quando in gioco c’è la vita.

 

di Maria Giulia Gatti

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