Francesca Crescentini in arte @tegamini: letteratura a portata di mano

4 Maggio 2019 • Bloggers

Effervescente, ironica e determinata: Francesca Crescentini  – in arte @tegamini – ha costruito un universo attorno a sé dedicato a ciò che ama di più: oltre “alla pizza, ai dinosauri e agli animali più sottovalutati” come ci spiega la bio, la sua grande passione per la letteratura si fa protagonista di post, riflessioni e recensioni. Gilt ha avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con la book blogger, conosciamola un po’ meglio!

Ciao Francesca, rompiamo un po’ il ghiaccio: il tuo nickname incuriosisce molto. Quale legame si cela fra “tegamini” e i tuoi amati librini? Perché questa scelta?

“Tegamini” era il nome che avevo scelto per il nuovo corso del blog. Ne avevo già uno, ma col cambio di città e anche un po’ di vita avevo voglia di ricominciare da zero con qualcosa di più pensato. Visto che l’approccio è a dir poco multidisciplinare, volevo un nome che rispecchiasse la mia idea di “contenitore”. Ma il più possibile giocoso. E dal brainstorming (con me stessa e basta, temo) è uscito Tegamini, che poi mi è rimasto allegramente appiccicato e ormai mi accompagna ovunque.

Hai un blog che aggiorni con cura e sei attiva su diversi social, ma non è sempre stato così. Dopo la laurea sei volata a New York in un’agenzia di pubbliche relazioni per poi spostarti a Torino lavorando nel marketing, fino a raggiungere Milano come copy di un’agenzia digital. Perché la svolta tutta dedicata al web? Cosa significa per te questo universo virtuale?

Il passaggio all’agenzia mi ha insegnato moltissimo. Mi sono spostata in parte per cogliere opportunità contingenti e un po’ per inserirmi in un nuovo settore indubbiamente avventuroso (e in crescita). E quello che ho imparato gestendo pagine, inventando quotidianamente contenuti per i clienti e progettando strategie editoriali, è un bagaglio prezioso che mi permette di lavorare oggi, da sola, con più consapevolezza. Ho sempre visto il web e i social come un “posto” capace ospitare quello che mi andava di scrivere, fotografare e inventare. O uno spazio in cui coltivare relazioni e fare scoperte. Non credo sia saggio distinguere tra identità “reale” e identità “virtuale”. È una separazione pericolosa e ancora molto radicata, che spesso fa pensare a molti di poter fare online quello che non si permetterebbero mai di fare di persona (o almeno spero!). Tutto il reale finisce nel virtuale? Non credo proprio. Ma quello che finisce nel virtuale, per me, è uno spaccato di quello che sono e che scelgo di condividere, non un’identità alternativa.

I libri ci fanno sognare grazie all’intreccio minuzioso ed evocativo delle parole scelte con cura dall’autore. Tu, in parallelo, ti dedichi alla traduzione di saggistica, romanzi e qualsivoglia testo dalla lingua inglese: quali elementi ritieni essenziali per ottenere un buon risultato? 

Il Mantello dell’Invisibilità, credo! Punto alla trasparenza più totale: non mi si deve vedere. Quello che deve uscire è il tono dell’autore, il ritmo della frase d’origine, l’atmosfera creata dalla scelta di determinati termini. Serve rispetto per il materiale di partenza e a volte serve anche molta ricerca. Ogni mondo ha un suo lessico, e va il più possibile approfondito se vogliamo sperare di trasportarlo sensatamente nella nostra lingua.

Un’ultima curiosità: quale lettura ti ha cambiato la vita?

Faccio fatica a battezzarne una. Forse, però, La scopa del sistema di David Foster Wallace. È il primo consiglio letterario che ho ricevuto appena arrivata in casa editrice. Ero ignorantissima. Ora la situazione è lievemente migliorata, ma quel libro mi ha spalancato un’infinità di strade da esplorare. E credo sia quello il regalo più grande che può farci una lettura azzeccata. Se ne tira dietro tante altre. Potenzialmente per sempre!

 

di Sara Olmo

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